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domenica 19 gennaio 2020

Non buttiamoci giù - Nick Hornby

È la notte di Capodanno e mentre tutti festeggiano, quattro sconosciuti con il morale sotto le suole si incontrano per caso sul tetto di un palazzo di Londra ribattezzato (per ovvi motivi) “La Casa dei Suicidi”, con il comune intento di farla finita. Accorgendosi di non essere gli unici seduti sul cornicione con i piedi penzoloni nel vuoto, costretti dall’impossibilità di ignorarsi a vicenda, iniziano una sorta di confessione collettiva. Si raccontano le loro storie personali e le circostanze che li hanno portati a voler compiere un gesto tanto estremo facendo a gara a chi sia il più miserabile e degno di essere compatito. Uno finisce perfino per inventarsi di sana pianta una malattia rara usando le iniziali dei Creedence Clearwater Revival, pensando che lo scioglimento della sua rock band e l’essere stato piantato dalla ragazza non fossero motivi all’altezza. 

Dopo gli iniziali contrasti dovuti alla paura di non essere capiti, cominciano pian piano a vedere la vita e le loro disgrazie con occhi diversi dai propri. La strampalata combriccola decide così di rimandare il proposito alla notte dei cuori infranti, San Valentino, il secondo giorno più quotato dell’anno per tirare le cuoia. Dopo quell’incontro di solitudini che ha scombinato i loro piani, nasce tra i quattro una bizzarra e terapeutica amicizia, più simile ad un gruppo di supporto stile The Breakfast Club che rende l’idea del suicidio una prospettiva non del tutto immotivata ma sempre meno preferibile al tener duro e mandare avanti la baracca. È un romanzo corale che ha per protagonisti personaggi per lo più stereotipati ma funzionali perché, com’è tipico di Hornby, l’intento è quello di raccontare i sentimenti e le fragilità di una generazione frustrata che si ribella a una vita che non rispecchia le aspettative e i protagonisti, con la loro precarietà emotiva, ne diventano i portavoce. 






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