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giovedì 17 dicembre 2020

Proprio come te - Nick Hornby

 


Basta una pagina In questo caso la protagonista, per accorgerti che stai leggendo un libro di Hornby. I suoi personaggi se non sono nei guai, se li vanno a cercare perché essere felici e basta è fuori dalla loro portata. Ce la mettono tutta a non farsi capire. Potrebbero dire alla persona di cui sono innamorati che la amano ma, no, meglio regalarle una playlist di canzoni che solo loro interpretano come canzoni d’amore, convinti che funzionerà. Quando si decidono a dichiarare i loro sentimenti, fanno discorsi cervellotici senza né capo né coda. Mentre li provavano davanti allo specchio magari avevano senso o almeno andavano da A a Z ma poi, davanti al diretto interessato, saltano il punto A, sfiorano male il punto B, insistono fino all’esaurimento sul punto meno importante, poi mescolano i successivi e sono talmente maldestri che a Z nemmeno ci arrivano. Lucy, ha un matrimonio fallito alle spalle e un’amica a dir poco elettrizzata dal suo divorzio, così può divertirsi a elencarle ogni giorno i vantaggi dell’essere single. Per Lucy, invece, la sua solitudine autoimposta è tutt’altro che invidiabile. Dopo vari appuntamenti al buio senza successo, si accorge di essere attratta da un uomo che più diverso da lei non potrebbe essere. Cerca di farglielo capire scrivendogli messaggi con una punteggiatura impeccabile, segno inequivocabile di interesse, a suo dire. Iniziano una storia che però, come una pianta d’appartamento, può sopravvivere solo dentro casa. Varcata quella soglia, si imbattono costantemente nelle opinioni non richieste di chi pretende di sapere cosa sia meglio per loro. Lucy, come l’Inghilterra della Brexit, è indecisa tra il restare o mollare tutto e si domanda quanto conti essere affini o diversi in una coppia perché possa funzionare.
Hornby dà voce a quelle scomode fragilità che ci accomunano e su cui le commedie romantiche preferiscono glissare. Si arriva alla fine senza sapere bene cosa augurare ai personaggi e anche quando poi prendono una decisione finale non lo fanno con l’aria di chi è certo di aver fatto la scelta giusta ma con la speranza che le risposte che cercano prima o poi arrivino provando, nel frattempo, a non passarsela troppo male.


venerdì 4 dicembre 2020

Il bosco degli urogalli - Mario Rigoni Stern

 

“Cos’è per lei la preghiera?”, chiesero una volta a Rigoni Stern. “Stare in un bosco da solo”, rispose senza pensarci due volte.

 

In questa raccolta di racconti si respira aria pulita di montagna, profumo di resina e polenta. Accadono cose fuori dalla visuale del lettore che però può, con la sua immaginazione, riuscire a percepirle. L'immaginazione non è abbandonata a se stessa: è una scrittura sensoriale che incoraggia a leggere con i sensi vigili e disponibili, a tenersi pronti con gli occhi ben aperti, le orecchie tese e le narici dilatate a cogliere le sensazioni di quello che, da qualche parte, sta avvenendo. Come i bambini svegli nei loro letti che ascoltano i rumori della casa seguendo con la fantasia i movimenti di chi è già in piedi. Sono racconti capaci di far sentire il freddo gelido dei boschi innevati e il calore confortevole delle case dai camini fumanti con le finestre appannate dai vapori delle cucine. 

I protagonisti sono uomini che vanno per i boschi, reduci eternamente marchiati da una guerra che non risparmia nessuno, torturati dal pensiero dei nemici che hanno ucciso e dal rimpianto per gli amici che non hanno salvato. Per anni hanno sognato solo di sentire ancora una volta l’odore familiare della propria casa e, quando finalmente ritornano, si guardano attorno osservando i luoghi di sempre come se li stessero vedendo per la prima volta. Quando sono in compagnia perlopiù fanno delle cose insieme ma senza parlarsi, seguendo ognuno il filo dei propri pensieri. Molti di loro aspettano l’alba impazienti di andare a caccia. A volte tornano a mani vuote ma ristorati nel cuore perché la giornata in solitudine nei boschi è stata un’occasione per sentirsi parte di qualcosa di più grande. 

Il cacciatore e gli animali selvatici condividono una disposizione simile, si mettono in ascolto reciproco. Entrambi si muovono guardinghi, attenti a cogliere ogni minima traccia o segnale della presenza dell’altro. Un singolo rumore, un ramo che scricchiola o un passo, anche se attutito dalla neve, può essere fatale. E poi ci sono uomini che restano in casa e, tra una boccata di pipa e un'altra, fissano il bosco fuori dalla finestra in attesa di un ritorno. 




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