Il protagonista è un uomo sempre ben vestito di cui non si sa molto se non che per lavoro è costretto a spostarsi continuamente in ogni parte del Giappone e che ha una vera predilezione per il cibo. Noi lettori seguiamo il suo vagabondaggio alla ricerca di posti dove mangiare. Tutto contribuisce all’esperienza del pasto, non solo il piatto in sé; infatti sceglie accuratamente i luoghi per le sue soste preziose ascoltando e assecondando l’istinto del momento. Si ferma in posti di ogni genere, trattorie casalinghe dalla cucina tradizionale e genuina, chioschetti ambulanti avvistati tra la folla, conbini per improvvisati spuntini notturni, ristoranti rustici e chiassosi, localini tranquilli in vicoli silenziosi o su isolette lontane dalla frenesia della città dove il tempo pare essersi fermato.
La locanda è un luogo di passaggio, un rifugio temporaneo dove i viandanti possono sostare prima di rimettersi in cammino. È un posto che accoglie viaggiatori in cerca di ristoro, cibo caldo e compagnia e dove persone tra loro sconosciute si ritrovano a condividere tempo e spazio. Dagli incontri, dalle relazioni e dalle esperienze condivise nascono le storie. Dopotutto non sono le storie dei luoghi di ritrovo?
giovedì 20 febbraio 2020
Gourmet - Jiro Taniguchi - Masayuki Qusumi
Da buona
forchetta, anzi bacchetta, difficilmente si limita a una singola portata. Si
lascia guidare dagli odori, dalla fragranza che ispirano certi aromi, dai
vapori provenienti dalla cucina, dagli accostamenti cromatici degli ingredienti
che vede sul menù o sbirciando ai tavoli degli altri clienti. Prende molto sul
serio i consigli dell’oste quasi come se si trattasse di una questione di
fiducia e di promesse di avvenimenti futuri. Mangia a sazietà, si lamenta
sempre di aver esagerato e puntualmente non impara mai la lezione. Saziarsi, però,
non è davvero il suo obiettivo, non l’unico almeno. I suoi pasti hanno un che
di sacro, li vive con estrema concentrazione come se stesse celebrando un rito.
All’inizio mi mancava quel senso di convivialità e aggregazione che associo al
cibo. Poi, però, ho capito che per il protagonista, buongustaio solitario, i
pasti sono degli appuntamenti con se stesso, sono il suo tempo per sé, pause
dall’andirivieni quotidiano, momenti di forte intimità in cui ritrovarsi e
poter indirizzare la sua mente dove vuole, seguendo indisturbato il filo dei
suoi pensieri fino a perderlo. Il sapore del cibo si mescola a sentimenti
agrodolci che emergono quando sensazioni e frammenti del passato si risvegliano
assaporando certe fragranze.
Memorie sfocate di conversazioni fatte tanti anni
prima riaffiorano mentre scorre con attenzione il menù e ricordi appannati di
momenti perduti fanno improvvisamente capolino da chissà quale angolo della
memoria attraverso il fumo emanato dalle pietanze calde. Epifanie di un attimo
e reminiscenze alla Proust solo che al posto della piccola ed elegante madeleine
a forma di conchiglietta ci sono anche fagioli dolci, pollo fritto e frittelle
di polpo.
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