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domenica 19 giugno 2022

Gravity Falls - Alex Hirsch

Gravity Falls (2012) è una serie animata della Disney scritta da Alex Hirsch e composta da 2 stagioni e 40 episodi totali.

I gemelli Mabel e Dipper vengono mandati per le vacanze estive a Gravity Falls, una piccola cittadina dell’Oregon, a casa del prozio Stan. 

Più che di una casa, in realtà, si tratta di un grande baraccone in mezzo alla foresta adibito a museo/emporio per turisti creduloni che, affascinati dal mistero, sono disposti a pagare per vedere le stranezze messe in mostra da Stan e per comprare le cianfrusaglie che spaccia come oggetti imperdibili.

Il burbero prozio mette subito all’opera i nipoti, costringendoli a dargli una mano al negozio per mandare avanti la baracca. Ma proprio quando i due fratelli stanno per rassegnarsi a un’estate all’insegna della noia, Dipper trova nel bosco un libro scritto da un autore sconosciuto pieno di annotazioni su strane presenze e altri misteri che avvolgono la cittadina.

Ben presto i gemelli si renderanno conto che nulla è come sembra e che dietro la placida vita di provincia, si nasconde un luogo tutt’altro che normale. Nonostante l’apparenza tranquilla e ordinaria, Gravity Falls è l’epicentro di fenomeni bizzarri, una calamita per eventi inspiegabili che si intrecceranno sempre di più formando una fitta rete di misteri. Episodio dopo episodio, Dipper e Mabel indagheranno sui segreti della cittadina e dei luoghi in cui si svolge la vita dei suoi strambi abitanti. 


Riassunta così la trama, potrebbe sembrare una serie come tante altre. Una sorta di Scooby Doo in cui i protagonisti si trovano coinvolti di volta in volta in situazioni enigmatiche che alla fine di ogni puntata trovano la loro risoluzione. E, in un certo senso, c'è anche questo nello show. Ma c'è qualcosa di profondamente diverso in Gravity Falls. Per quanto ogni puntata sia autoconclusiva e costituisca un'avventura a sé stante, piano piano, oltre alla trama verticale di ogni episodio, si costruisce una trama orizzontale complessa e difficile da decifrare. Ogni episodio nasconde degli indizi - anche dove non ce li si aspetta - ed è un piccolo tassello di un puzzle che sarà completo solo alla fine delle due stagioni. 
Se le puntate di Scooby Doo si concludono letteralmente con lo smascheramento del colpevole in cui l'identità del malintenzionato di turno viene rivelata e il mistero trova sempre una spiegazione razionale, alla fine degli episodi di Gravity Falls  le risposte sono soltanto parziali. Resta il punto interrogativo (non a caso onnipresente nella serie), la sensazione di una minaccia latente, qualcosa di indefinito e di irrisolto. Dopotutto il mistero fa quello che gli riesce meglio, aleggia restando inafferrabile.  

Anche se i segreti e i misteri costituiscono il filo conduttore della serie, i fenomeni assurdi che gravitano attorno alla cittadina non sono affatto le uniche preoccupazioni dei protagonisti. Mabel e Dipper sono alle prese con difficoltà ben più spaventose, ovvero tutte quelle complicazioni tipiche di quel periodo incasinato che segna il passaggio tra l'infanzia e l'adolescenza. Le prime cotte, l'imbarazzo, i momenti di euforia e spensieratezza interrotti dal senso di disagio dell'essere quasi grandi, il desiderio di crescere, la paura dell'ignoto e al contempo l'entusiasmo di affrontarlo, lo scontro tra la fantasia e la realtà.

Gravity Falls è un vero omaggio alla fantasia, alla libertà espressiva, agli strumenti e ai linguaggi della creatività e soprattutto al divertimento che ne deriva. Non mancano citazioni al mondo del cinema, delle serie, della musica e dei videogiochi. I riferimenti alla cultura pop sono sempre intrecciati alla trama dell'episodio, arricchiscono e completano l'immaginario  dello show mescolando i toni della commedia, dell'horror, della fantascienza e delle storie di formazione rendendo la serie un repertorio inesauribile e sorprendente.
L'estate è alle porte e Gravity Falls racconta delle estati della giovinezza, dell'entusiasmo che ne accompagnava l'inizio e della nostalgia che ti lasciavano alla fine. Nel caso di Gravity Falls finire la seconda stagione non significa soltanto aver guardato l'ultimo episodio. Ti senti effettivamente di essere arrivato alla fine della stagione - alla fine dell'estate - quando è il momento di salutare le vacanze e gli amici con cui le hai vissute. Lungo la strada del ritorno ripensi a tutti i momenti che avete condiviso sperando con tutto il cuore di non perderli di vista.

giovedì 9 giugno 2022

Le otto montagne - Paolo Cognetti



Si può dire che abbia cominciato a scrivere questa storia quand’ero bambino, perché è una storia che mi appartiene quanto mi appartengono i miei stessi ricordi. In questi anni, quando mi chiedevano di cosa parla, rispondevo sempre: di due amici e una montagna. Sì, parla proprio di questo.

Sulle cime delle montagne a volte si trovano dei taccuini consumati dalla pioggia e dal sole chiamati quaderni di vetta" su cui i viaggiatori lasciano traccia del loro passaggio: messaggi per chi ancora non è arrivato, nomi, date, sentieri percorsi, tempo impiegato, disegni e preghiere personali che formano una sorta di diario collettivo. Le otto montagne racconta delle tracce che ci lasciamo dietro e dell’eredità umana che affidiamo alle persone che abbiamo conosciuto.

È la storia di un’amicizia che nasce nell'estate del 1984 tra Pietro, un ragazzo di città che va a trascorrere le vacanze in un piccolo villaggio alpino ai piedi del Monte Rosa insieme ai suoi genitori, e Bruno suo coetaneo che invece in montagna ci abita da sempre e non conosce realtà all’infuori di quella. Per Pietro, cresciuto con i libri di Stevenson e London, la montagna è il luogo dell’avventura e della scoperta. Mentre trascorre le giornate con il suo amico montanaro rivede in lui uno spirito simile a quello dei personaggi conosciuti tra le pagine dei suoi libri preferiti, un’integrità e una purezza che non aveva mai incontrato altrove. Per Bruno, invece, la montagna è lo scenario di una vita scandita dal duro lavoro del pascolo e dai ritmi dettati dalla natura, è il mondo a cui appartiene e che in qualche modo custodisce svelandone a Pietro il linguaggio segreto.
Pietro va e viene, Bruno invece è quello che resta. Sono due modi molto diversi di vivere un luogo che però li accomuna, li unisce. La loro amicizia nasce e si consolida nel corso delle estati della loro infanzia quando Pietro inizia a camminare per i boschi con suo padre (“la cosa più simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui”), un uomo ombroso sempre un po’ a corto di parole.
Tra esplorazioni di baite abbandonate, vecchi ruderi, torrenti e sentieri impervi, coltivano un sentimento che travalicherà i decenni attraversando le stagioni diverse della loro vita.

Mattone dopo mattone, costruiscono un legame senza tempo fatto di partenze, ritorni, confidenze sussurrate e lunghe assenze.

Potrebbe sembrare un romanzo sulla nostalgia dell’infanzia perduta e non manca di certo quel genere di toni: per Pietro adulto la montagna diventerà un posto a cui fare ritorno per fare visita a ciò che si è stati e per ritrovare le proprie radici. Ma rifugiarsi nei ricordi è solo una tappa del percorso del protagonista. Crescendo (non senza fatica) la vita gli darà modo di fare i conti con quel passato,  decifrarlo e farci pace per andare avanti e proseguire il lungo viaggio alla ricerca di sé, con una parte di sentiero percorso alle spalle e una parte ancora tutta da scoprire davanti agli occhi.
E con accanto, sempre, un amico.
A dicembre 2022 uscirà il film interpretato da Alessandro Borghi e Luca Marinelli 





Quando ho cominciato a leggere questo libro ho provato uno strano senso di familiarità che paradossalmente più che aiutarmi a entrare nella storia mi ha portata a restare sulla soglia per un po'. La familiarità di cui parlo non aveva nulla a che fare con i luoghi o i personaggi raccontati. Non direttamente, almeno. Era una sensazione simile a quando arrivi in un posto per la prima volta ma ti sembra di esserci già stato, anche se sai che non è così. Come se ogni pagina mi ricordasse, tra le righe, tu sei già stata qui. Avete presente quando avete qualcosa sulla punta della lingua e la vostra mente è troppo concentrata a recuperare quell'informazione per proseguire il discorso? Ecco, ero troppo presa dal domandarmi da dove provenisse quella sensazione per riuscire a godermi davvero la storia. Nel frattempo proseguivo, ma più come osservatrice esterna, sperando di racimolare qualche indizio in più per capire l'origine di quell'affinità immediata. 
Era un po' come provare a razionalizzare un colpo di fulmine. Arrivata a un certo punto ho quasi smesso di pensarci ed è stato lì che mi sono resa conto che la scrittura di Cognetti era talmente limpida e trasparente da riuscire a vedere attraverso le pagine del suo libro le pagine di altri libri. Nella sua scrittura risuonano le sue letture, le parole care ai suoi scrittori preferiti, le storie a cui è affezionato, storie a cui anche io sono legata, per questo mi sembrava di esserci già stata. 

Cognetti riesce a mio parere a inserirsi con umiltà e coraggio in un sentiero già percorso da altri autori imprimendo la sua personalissima impronta. Delle sue ispirazioni non fa mai mistero e, anzi, non perde occasione per parlarne e condividerle. D'altronde le storie - di qualsiasi natura esse siano - generano storie.

Seguire le orme degli scrittori che lo hanno ispirato (nelle scelte di vita oltre che nella scrittura) è stato anche motivo di un viaggio dalle Alpi all'Alaska, attraverso i luoghi di Hemingway, Carver, London, Thoreau, Melville e le terre selvagge di Chris McCandless. 



     

L'esperienza vissuta insieme all'amico Nicola Magrin (autore, tra le altre cose, della copertina del suo romanzo, delle copertine dei libri di Primo Levi e di quella del Richiamo della Foresta) è raccontata nel documentario Sogni di Grande Nord (2020).

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