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mercoledì 25 maggio 2022

Creepshow - Stephen King, Wrightson

Creepshow è una raccolta di cinque racconti macabri e grotteschi tratti dall’omonimo film a episodi del 1982, diretto da George A. Romero e scritto da Stephen King, ispirato allo stile e al linguaggio narrativo degli E.C. Comics degli anni Cinquanta. I protagonisti sono personaggi dalla dubbia morale che si ritrovano faccia a faccia con le mostruose conseguenze delle loro malefatte. 
Sono storie di vendette, rancori, gelosie e avidità in cui la parte più oscura dell’essere umano assume forme raccapriccianti. Ma - in perfetto stile King - non sono tanto i mostri, gli scheletri o le altre orribili creature rappresentate a terrorizzare il lettore, ciò che lo inquieta nel profondo è la sensazione di riuscire suo malgrado a immedesimarsi con terribile facilità in quei vizi e quelle debolezze tutte umane che portano i personaggi alla rovina. 
L'essere orripilante da cui ciascun protagonista è tormentato altro non è che l’incarnazione mostruosa della sua paura più recondita, la sua fantasia più crudele, il motivo che lo tiene sveglio la notte o il pensiero ossessivo degli errori commessi in passato che gli impedisce di vivere il presente.
 
1) Father’s Day (La festa del papà) racconta la storia dei Grantham, una famiglia di cinici ereditieri che si riuniscono nel salotto della loro sfarzosa villa di campagna per ricordare la dipartita dell'autoritario capofamiglia, morto in circostanze sospette. Ma le colpe del passato e i segreti di famiglia che credevano di aver sepolto per sempre si fanno vivi, di nuovo.

2) The Lonesome Death of Jordy Verrill (La morte solitaria di Jordy Verrill) è una storia che prende ispirazione dal racconto Il colore venuto dallo spazio di H.P. Lovecraft e dalla canzone The Lonesome Death of Hattie Carroll di Bob Dylan.

In una notte d'estate, un contadino vede precipitare nei campi della sua fattoria un meteorite. Sconvolto e incuriosito dall'inaspettato episodio, si avvicina alla meteora fantasticando sulla possibilità di rivenderla all'università locale per ricavarne qualcosa ma il contatto con il misterioso oggetto caduto dal cielo scatena in lui un'infezione irreversibile. 


3) The Crate (La cassa): il custode di un college ritrova nel sottoscala della facoltà di scienze una cassa di legno proveniente dalle regioni artiche che sembra risalire al XIX secolo. Sorpreso dalla fortuita scoperta, chiama il professor Stanley per tirare fuori la cassa e analizzarla in laboratorio. Pur essendo convinti di trovarvi solo vecchie riviste e cianfrusaglie, i due uomini non resistono alla tentazione di aprirla ma la cosa rinchiusa al suo interno va oltre ogni loro immaginazione o spiegazione scientifica. Il professor Stanley non crede ai suoi occhi e sconvolto dagli avvenimenti successivi chiede aiuto al suo migliore amico Henry per sbarazzarsi della cassa. Ma anche Henry ha i suoi mostri da combattere e decide di approfittare dell'assurda situazione per vendicarsi delle continue umiliazioni della moglie Wilma che non fa altro che deriderlo e sminuirlo castrando ogni sua iniziativa. 


4) Something to Tide You Over (Di mare in peggio) racconta di un marito tradito che per punire la moglie infedele e il suo amante organizza una sadica vendetta: sotterra i due amanti in spiaggia in riva al mare a chilometri di distanza l'uno dall'altra, lasciando fuori dalla sabbia solo la loro testa come David Bowie in Furyo.

Montati due monitor e una videocamera, li costringe a guardarsi annegare lentamente, onda dopo onda, al sopraggiungere dell'alta marea, mentre lui si gode l'atroce spettacolo dal salotto di casa.

Quello che però l'uomo dimentica è che il mare, prima o poi, restituisce tutto.

5) They're Creeping Up on You (Ti infestano) segna la discesa definitiva nei meandri più oscuri della mente umana. Il protagonista è il signor Pratt, un uomo d'affari senza scrupoli e maniaco dell'igiene che vive in un appartamento immacolato all'ultimo piano di un grattacielo in cui amministra il suo impero economico. La condotta spietata nei confronti degli avversari e l'impietoso trattamento riservato ai suoi sottoposti lo costringono a una vita da eremita, al riparo dall'odio del prossimo, in un attico controllato con serrature elettriche e telecamere di sorveglianza.

Una sera, mentre il signor Pratt armato di insetticida e guanti in lattice è alle prese con gli scarafaggi che infestano il suo appartamento, un blackout colpisce la città. L'uomo si ritrova solo, al buio, impotente, circondato dagli insetti che si moltiplicano a dismisura.









mercoledì 18 maggio 2022

I ponti di Madison County - Robert J. Waller


“I vecchi sogni erano bei sogni; non si sono avverati, ma sono contento di averli coltivati”.

È un afoso pomeriggio di fine estate a Madison County, una tranquilla cittadina rurale dell’Iowa, e Francesca Johnson è seduta a bere tè freddo sulla sedia a dondolo della sua veranda. Il marito e i ragazzi sono partiti verso l’Illinois per partecipare a una fiera locale e lei, rimasta sola alla fattoria, ha qualche giorno tutto per sé.
Nel silenzio della campagna, torna con la mente ai suoi sogni di ragazza, ricorda quando abitava a Napoli e ripensa a tutto il percorso che l’aveva portata a trasferirsi nel Midwest. L’America non aveva mantenuto le sue promesse, la vita non si era rivelata come l’aveva immaginata e si domanda dove sia finita quella giovane ragazza piena di sogni. 

Immersa nei suoi malinconici pensieri, osserva da lontano la polvere sollevata da un pickup che percorreva la strada provinciale. Avanzava con lentezza come se il conducente fosse alla ricerca di qualcosa. Inaspettatamente il veicolo imbocca il vialetto di casa sua, così si incammina nell’erba per avvicinarsi. Dal vecchio furgone scende un uomo e le chiede indicazioni. Il suo nome è Robert Kincaid, è un fotografo del National Geographic giunto da Bellingham per un servizio sui ponti coperti di Madison County. Francesca sulle prime prova a indicargli la direzione ma poi, sorprendendo anche se stessa di un simile slancio, si propone di accompagnarlo. C’è qualcosa in quell’uomo sconosciuto, qualcosa di magnetico nei suoi occhi, nella naturalezza dei suoi movimenti e nella gentilezza inconsapevole dei suoi gesti che risveglia in lei un entusiasmo assopito da tempo, un sentimento imprevisto che la smuove nel profondo e che sembra ridarle linfa vitale. Lui dal canto suo, fin dal primo scambio di battute, si sente incuriosito e anche intimidito da quella donna tanto gentile e la scruta con lo sguardo attento e l’espressione seria con cui probabilmente studiava un paesaggio prima di fare una fotografia. Giunti al Roseman Bridge lei lo osserva alle prese con la macchina fotografica con la stessa curiosità con cui si spia di nascosto un animale selvaggio nel suo habitat.

In quella giornata particolare, nasce tra loro una simpatia istantanea, un interesse sincero per i pensieri, le origini, le esperienze dell’altro.
 

La curiosità, l’entusiasmo per le cose, il comune desiderio di vivere con intensità e trasporto le circostanze della vita, la facilità con cui riescono a comprendersi e la voglia di raccontarsi e di ascoltarsi li avvicinano sempre di più. Lui le fa domande impreviste che la portano a dar voce a quelli che dovevano essere pensieri troppo a lungo trattenuti che finalmente trovano occasione per venire fuori. Riesce a leggere il non detto delle sue risposte senza lasciarselo scappare, la invita a mostrarsi con trasparenza, ad ascoltare l’istinto, ad essere fedele a se stessa e accogliere i cambiamenti. Lei, affascinata dai discorsi di questo forestiero che, come certe canzoni di Battiato, le raccontano di un altrove, tra deserti asiatici, fiumi lontani, città remote e antichi porti, riconosce in lui lo spirito del viaggiatore che non mette radici e che fa del mondo la sua casa.

Tra sguardi profondi, parole sussurrate e momenti di tacita complicità nasce un legame autentico. Con la loro semplice vicinanza riescono a dare spazio e attenzione alla parte più intima dell’altro, se ne prendono cura, celebrano ogni singolo istante nella pienezza dei sentimenti consapevoli che il loro tempo finirà non appena la realtà tornerà a bussare alla porta ma anche che i momenti trascorsi insieme saranno un patrimonio di ricordi preziosi e immortali.

Di questa storia ricorderò la calda intimità che avvolge i personaggi nella pace della cucina mentre sono intenti a improvvisare una cena, i loro silenzi condivisi, il senso di libertà che provano nel farsi conoscere così come sono, il loro piacere nell’abbandonarsi alla spontaneità delle emozioni con romanticismo e fantasia a partire dalle piccole cose quotidiane.

Questo libro è dedicato ai pellegrini, a coloro che non smettono di cercare una vita autentica.























martedì 10 maggio 2022

Colorado Kid - Stephen King



Immaginate di trovarvi a notte fonda in una strada sconosciuta. È buio, i lampioni sono spenti, ogni tanto ne trovate qualcuno che funziona a intermittenza. Non avete campo sul telefono né ci sono cartelli che vi dicano dove andare ma vi sentite tutto sommato tranquilli perché con voi c’è un amico che vi tiene per mano e che ha l’aria di conoscere la strada. Dopo ore trascorse a camminare nel buio l'amico che vi ha accompagnati fino a quel punto si ferma, lascia la presa e fissa l’oscurità con sguardo perso.
Uno sguardo che diventa anche il vostro.


Conosco un paio di persone che dopo aver finito questo libro lo avrebbero lanciato dalla finestra come Bradley Cooper fa con Hemingway:

Sarebbe una reazione estrema, forse, ma comprensibile anche per chi il libro invece lo ha apprezzato. Colorado Kid o lo si ama o lo si odia, le vie di mezzo sono difficili in questo caso. Se siete di quelle persone che segnano sull’agenda anche cosa fare nei giorni liberi perché vi fa stare bene la sensazione di avere tutto sotto controllo o se siete di quelli che mentre vedevano Dark prendevano appunti come i poliziotti dei film che scrivono sulla lavagna o sui vetri dell’ufficio per risolvere le indagini e trovate gratificante quando i nodi vengono al pettine e riuscite a incastrare tutti i tasselli, quando le perline entrano nel filo allineandosi alle altre, questo libro potrebbe deludervi. Potreste sentirvi frustrati forse, irritati molto probabilmente, traditi nella peggiore delle ipotesi. D'altronde  ritrovarsi in un vicolo cieco non è piacevole per nessuno. Chi ha più familiarità con la vertigine delle domande anziché con la certezza delle risposte, chi alla meta preferisce il viaggio, arriva al finale ugualmente disorientato ma con uno stomaco abbastanza temprato per digerirlo. In ogni caso si resta con l’amaro in bocca, provare questa sensazione credo faccia parte dell’esperienza.  

Colorado Kid è un libro scomodo che difficilmente può accontentare qualcuno. È però per questo anche un libro coraggioso. Lo è il suo autore che, anche se è ben consapevole di poter contare sull’affetto (ed eventualmente sul perdono) dei suoi Fedeli Lettori, mette alla prova la loro fiducia, prende quella sfera di vetro in cui è custodito il patto narrativo e comincia a giocarci, la lancia in aria tentando poi di riafferrarla assumendosi il rischio di farla cadere a terra in mille pezzi. E come davanti a quelle pericolose acrobazie che fanno i funamboli, c'è chi applaude meravigliato se il numero riesce, chi si copre gli occhi perché non ce la fa a sostenere quella vista o chi abbandona la sala storcendo il naso perché lo spettacolo non ha soddisfatto le sue aspettative. 
Possiamo anche lanciare questo libro dalla finestra, se vogliamo, sperando di liberarcene semplicemente allontanandolo dalla nostra vista, ma sarebbe troppo tardi. Come la scatola di Jumanji semisepolta nella sabbia, continuerebbe a far suonare i suoi tamburi. A quel punto avrebbe già risvegliato quell'intimo timore, quel pensiero martellante e fastidioso che tentiamo con fatica di tenere a bada. Ci avrebbe ormai ricordato quello che cerchiamo di dimenticare, che forse la vita non è una linea retta; che certe storie, come direbbe il tenente Colombo, non importa tutto il tempo perso a rimuginarci, restano con dei “fili pendenti”; e che a volte (più spesso di quanto immaginiamo) non c'è una spiegazione logica ad aspettarci alla fine del tunnel o se c'è non è affatto detto che si faccia vedere.

Non è facile fare i conti con i cerchi che non si chiudono, né tantomeno con i cerchi che sembrano sul punto di chiudersi e poi diventano spirali, e se questo vi fa pensare a un finale aperto avete tutte le buone ragioni per farlo perché è effettivamente così nel microcosmo del racconto eppure varcata quella soglia non è esattamente cosìProbabilmente giunti a un certo punto della storia vi guarderete intorno e vi accorgerete di trovarvi in un posto diverso da quello in cui pensavate di essere e come minimo questo potrebbe infastidirvi ma ricordatevi che siete in buone mani e che c'è qualcosa in serbo per voi anche se non è quello che vi aspettavate, qualcosa che avrete provato sulla vostra pelle.


Mi disse: “Tu torni su quella vecchia storia come un bambino che ha perso un dente torna con la punta della lingua dove è rimasto il buco”. E io pensai tra me, sì, proprio così, l’hai detta giusta. È come un buco che non posso smettere di rovistare e tormentare, per il bisogno impellente di arrivare fino in fondo.

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