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lunedì 29 novembre 2021

Cose spiegate bene. A proposito di libri

 


I libri che parlano di libri solitamente sono dedicati al loro contenuto, alle storie custodite al loro interno. Qui invece, si parla del contenitore, dell’oggetto libro, con buona pace di chi ancora si indigna a sentirne parlare in questi termini. Si tratta di un libro-rivista che ha il merito di non rivolgersi solo agli addetti ai lavori, vuole anzi essere alla portata e al servizio di tutti quei lettori curiosi di saperne qualcosa sul dietro le quinte dei libri.
Si parte dall’abc, da come si fa la carta. Come si sceglie il font da usare e in che modo influenza la lettura. Quante e quali figure invisibili si nascondono dietro la realizzazione di un libro (e si nascondono davvero perché il lettore non deve vederle). Da dove provengono e cosa significano i loghi delle case editrici. Come nascono ed evolvono le copertine da semplici oggetti per proteggere i manoscritti fino a diventare un modo per attirare e fidelizzare il lettore. Quali sono i titoli scartati di libri famosi passati poi alla storia con altro nome. Come la Sellerio ha fatto delle sue radici il suo metodo e perché rappresenta un caso raro nel mondo editoriale. Quanto Aldo Manuzio sia stato un grande (praticamente lo Steve Jobs dell’editoria) a inventare i libri tascabili e come questa sua intuizione ha rivoluzionato l’approccio alla lettura. Il fenomeno degli audiolibri e a quali bisogni risponde.

Si possono trovare tante curiosità, chicche che restano impresse senza sforzo ad esempio che la carta Fabriano è nata un anno prima di Dante; che i gialli si chiamano gialli solo in Italia e se si chiamano così è perché originariamente avevano la copertina gialla e lo si deve ad Arnoldo Mondadori; che nel 2012 è stato creato il Paper passion perfume, un profumo ispirato all’odore della carta, for booklovers; e che nel mondo esiste un certo William Jacques, soprannominato “Tome raider”, un ladro seriale di libri antichi che dopo due arresti oggi è interdetto da tutte le biblioteche del Regno Unito. E chissà cosa legge.





venerdì 26 novembre 2021

Le ricette della signora Tokue - Durian Sukegawa


In un vicolo di Tokyo non molto frequentato c’è la bottega di Sentaro, un pasticciere svogliato e taciturno che ogni giorno, alla stessa ora, alza la saracinesca e passa tutto il giorno alla piastra di cottura. Il chioschetto in cui lavora è specializzato nei dorayaki, delle frittelle farcite con la confettura di fagioli rossi. 

La primavera è arrivata, i ciliegi sono in fiore e quando il vento soffia alcuni petali entrano dalla finestra finendo nell’impasto con grande sorpresa (non sempre gradita) dei clienti. Un giorno si avvicina una buffa vecchietta dall’andatura ciondolante che si propone come aiutante. A detta sua i dorayaki non sono male ma il ripieno è “senza sentimento”. Dopo un iniziale rifiuto Sentaro, un po’ seccato ma tutto sommato incuriosito dalla vecchia signora che non smette di bussare alla sua porta, finisce per accettare. La signora Tokue ha molti consigli da dispensare con quella fermezza che solo chi ne ha viste tante sa avere e nonostante Sentaro sia il suo principale non può fare a meno di affidarsi alla sua esperienza.  


All’inizio sembra che “le ricette” riguardino solo la preparazione dei dorayaki, che sia tutto lì, ma presto si rivelano qualcosa di ben più prezioso e si capisce il perché di quel plurale. 

È una favola moderna che racconta di un incontro salvifico, di un viaggio interiore che comincia dalle piccole cose quotidiane. Cose piccole, sì, ma buone. D’altronde non è la prima storia in cui da un dolcetto dall’aspetto tanto innocuo si sprigiona un potere inaspettato capace di farci ritrovare. La signora Tokue con la sua cura, i suoi gesti amorevoli e pazienti, e la sua veneranda energia mostra come sia la motivazione, l’atteggiamento che si assume in quello che si fa, e più in generale nella vita, ad essere determinante e come stare al mondo significhi ascoltarlo e osservarlo bene preservando così quella “sensibilità che dà voce a tutte le cose”.
Tutto ciò che dobbiamo fare, dice lei, è tendere l’orecchio e ascoltare ciò che hanno da dirci. Vale la pena provare.









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