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giovedì 1 settembre 2022

Abbandonare un gatto - Murakami Haruki

Chissà perché scelgo un momento come questo
per ricordarmi di quella volta che mia zia mi prese da parte
 e mi disse: Quello che sto per dirti adesso
te lo ricorderai ogni giorno finché campi?

Ma l’unica cosa che ricordo è questa.

RAYMOND CARVER
A caccia (Blu oltremare)


La memoria è strana. Nonostante i tanti momenti significativi delle nostre vite, sono quelli più banali a volte a tornarci in mente. Forse più che tornare sono sempre stati lì, ai margini, e all'improvviso - per motivi che non è sempre chiaro precisare - vengono risvegliati. A volte basta poco per sollecitarli. Per Proust una madeleine intinta nel tè o un piede poggiato su un pavimento irregolare avevano il potere di rievocare attimi di vita che credeva di aver perso per sempre. Grazie a stimoli sensoriali e miracolose analogie della memoria, passato e presente finiscono per coincidere. Frammenti di vita trascorsa riaffiorano nel qui e ora restituendoci, per brevi preziosissimi istanti di eternità, il tempo perduto. 

«Che hai fatto in tutti questi anni, Noodles?»
«Sono andato a letto presto.»

C'era una volta in America - Sergio Leone

Altre volte non occorrono stimoli per richiamare il passato. Un bel giorno, o brutto a seconda dei casi, per delle misteriose coincidenze quei ricordi di vita lontana ti chiedono attenzione. 

Abbandonare un gatto comincia con un ricordo marginale. In un pomeriggio d'estate della sua infanzia Murakami e suo padre andarono ad abbandonare un gatto sulla spiaggia. L'episodio è rievocato in una manciata di pagine. È il titolo della storia senza esserne il fulcro, al massimo una miccia. Quel momento di poco conto apparentemente insignificante rimasto per anni in qualche zona d'ombra della memoria riaffiora e diventa l'occasione per parlare di suo padre, un uomo comune e al contempo eccezionale che studiava per diventare prete, scriveva haiku e si è ritrovato soldato per un errore burocratico. Una storia che si era tenuto dentro per molto tempo, come una spina rimasta in gola, in cui la vita microscopica di un uomo qualunque incrocia la Grande Storia.  

Sulla fascetta (quello spazio del libro in cui tutto può succedere, come potete vedere su Fascetta Nera), è scritto a caratteri cubitali che si tratta di un Murakami inedito". Per certi versi è così, chi ha letto altri libri dell'autore conosce la sua riservatezza, la sua reticenza nel parlare di sé (perlomeno apertamente), la sua voglia pari a zero di essere un personaggio pubblico.

Inevitabilmente sorprende, quindi, che abbia voluto condividere con i lettori qualcosa di così intimo e privato come la vita di suo padre, il rapporto che aveva con lui, il timore reverenziale che ha portato i non-detti tra di loro ad accumularsi fino a diventare incomprensioni così radicate da allontanarli.   

Illustrazione di Emiliano Ponzi
Per quanto la scelta di raccontarsi in sé possa apparire inedita", il modo in cui invece il racconto procede fa restare intatto quel riserbo che gli è sempre appartenuto. Da buon giapponese esprime le emozioni in modo contenuto, con una compostezza e sobrietà ai limiti del telegrafico. Antonietta Pastore, la sua traduttrice, dice che il cuore dei giapponesi ha delle tonalità diverse da quelle passionali degli italiani e questa è certamente una delle ragioni. Ma a ben vedere nel suo caso non si tratta solo di una riservatezza caratteriale e culturale. Anche se prova a raccontarne la persona, suo padre non fa eccezione rispetto ad altri protagonisti delle sue storie. C'è sempre qualcosa che aleggia attorno ai suoi personaggi che ci impedisce di decifrare le ragioni ultime che li muovono e conoscere i sentimenti più profondi che li animano o capirne la provenienza.

Burning (2018) di Lee Chang-dong basato sul racconto Granai incendiati 
contenuto nella raccolta 
L'elefante scomparso e altri racconti di Murakami.

Non importa quanto siano vicine, familiari o intime, le  persone agli occhi di Murakami sono come avvolte da un'aura di mistero, custodiscono una parte segreta che è possibile percepire in una certa misura ma che nella sua totalità resta sconosciuta. 
Mi domando se sia realmente possibile capire perfettamente un'altra persona. Anche quando ci sforziamo di conoscere qualcuno mettendoci tutto il tempo e la buona volontà possibili, in che misura possiamo cogliere la sua vera natura? Sappiamo ciò che è veramente essenziale riguardo a quell'altro che siamo convinti di comprendere tanto bene? 

                                                                                                  L'uccello che girava le viti del mondo 


Ecco quindi che quella compostezza dello stile deriva anche da una mancanza di elementi certi (ci sono date ed eventi che non tornano nella vita di suo padre insieme a qualche aneddoto dal dubbio significato) e una più generale sensazione che, per quanto ci si sforzi, ci sarà sempre in se stessi e negli altri un lato se non incomprensibile quantomeno sfuggente, una parte fatta di ombre e chiaroscuri.
A dire il vero, non sono neanche sicura che ci sia questo sforzo. In gran parte dei casi mi sembra più un sommesso tentativo di mettere insieme i pezzi di un puzzle senza la convinzione che nella scatola ci siano tutti i pezzi. 
Se avessi insistito, ho l’impressione che qualche spiegazione in più me l’avrebbe data. Ma c’era qualcosa – ­l’atmosfera di quel momento, o una qualche reticenza dentro di me – che me lo impedì.
Conoscere i suoi personaggi è un po' come calarsi in un pozzo profondissimo o come trovarsi in una grande stanza buia con un piccolo accendino in mano. Capisco quindi quei lettori che se apprezzano questo aspetto sospeso e indefinito nei suoi racconti fanno invece più fatica a digerirlo arrivati alla fine dei suoi romanzi. 

Illustrazione di Emiliano Ponzi
Abbandonare un gatto è forse troppo lungo per essere un racconto e decisamente troppo breve per essere un romanzo ma deve qualcosa a entrambi. È il viaggio a ritroso di un figlio che prova a far luce sulla vita di suo padre e sulle proprie radici.
Le storie sono come piccoli falò nelle caverne, ha detto Murakami una volta. Per quanto fioca sia quella luce, è l'unica a guidarlo nella sua ricerca tra le tenebre della memoria di una qualche forma di riconciliazione. 

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