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martedì 10 maggio 2022

Colorado Kid - Stephen King



Immaginate di trovarvi a notte fonda in una strada sconosciuta. È buio, i lampioni sono spenti, ogni tanto ne trovate qualcuno che funziona a intermittenza. Non avete campo sul telefono né ci sono cartelli che vi dicano dove andare ma vi sentite tutto sommato tranquilli perché con voi c’è un amico che vi tiene per mano e che ha l’aria di conoscere la strada. Dopo ore trascorse a camminare nel buio l'amico che vi ha accompagnati fino a quel punto si ferma, lascia la presa e fissa l’oscurità con sguardo perso.
Uno sguardo che diventa anche il vostro.


Conosco un paio di persone che dopo aver finito questo libro lo avrebbero lanciato dalla finestra come Bradley Cooper fa con Hemingway:

Sarebbe una reazione estrema, forse, ma comprensibile anche per chi il libro invece lo ha apprezzato. Colorado Kid o lo si ama o lo si odia, le vie di mezzo sono difficili in questo caso. Se siete di quelle persone che segnano sull’agenda anche cosa fare nei giorni liberi perché vi fa stare bene la sensazione di avere tutto sotto controllo o se siete di quelli che mentre vedevano Dark prendevano appunti come i poliziotti dei film che scrivono sulla lavagna o sui vetri dell’ufficio per risolvere le indagini e trovate gratificante quando i nodi vengono al pettine e riuscite a incastrare tutti i tasselli, quando le perline entrano nel filo allineandosi alle altre, questo libro potrebbe deludervi. Potreste sentirvi frustrati forse, irritati molto probabilmente, traditi nella peggiore delle ipotesi. D'altronde  ritrovarsi in un vicolo cieco non è piacevole per nessuno. Chi ha più familiarità con la vertigine delle domande anziché con la certezza delle risposte, chi alla meta preferisce il viaggio, arriva al finale ugualmente disorientato ma con uno stomaco abbastanza temprato per digerirlo. In ogni caso si resta con l’amaro in bocca, provare questa sensazione credo faccia parte dell’esperienza.  

Colorado Kid è un libro scomodo che difficilmente può accontentare qualcuno. È però per questo anche un libro coraggioso. Lo è il suo autore che, anche se è ben consapevole di poter contare sull’affetto (ed eventualmente sul perdono) dei suoi Fedeli Lettori, mette alla prova la loro fiducia, prende quella sfera di vetro in cui è custodito il patto narrativo e comincia a giocarci, la lancia in aria tentando poi di riafferrarla assumendosi il rischio di farla cadere a terra in mille pezzi. E come davanti a quelle pericolose acrobazie che fanno i funamboli, c'è chi applaude meravigliato se il numero riesce, chi si copre gli occhi perché non ce la fa a sostenere quella vista o chi abbandona la sala storcendo il naso perché lo spettacolo non ha soddisfatto le sue aspettative. 
Possiamo anche lanciare questo libro dalla finestra, se vogliamo, sperando di liberarcene semplicemente allontanandolo dalla nostra vista, ma sarebbe troppo tardi. Come la scatola di Jumanji semisepolta nella sabbia, continuerebbe a far suonare i suoi tamburi. A quel punto avrebbe già risvegliato quell'intimo timore, quel pensiero martellante e fastidioso che tentiamo con fatica di tenere a bada. Ci avrebbe ormai ricordato quello che cerchiamo di dimenticare, che forse la vita non è una linea retta; che certe storie, come direbbe il tenente Colombo, non importa tutto il tempo perso a rimuginarci, restano con dei “fili pendenti”; e che a volte (più spesso di quanto immaginiamo) non c'è una spiegazione logica ad aspettarci alla fine del tunnel o se c'è non è affatto detto che si faccia vedere.

Non è facile fare i conti con i cerchi che non si chiudono, né tantomeno con i cerchi che sembrano sul punto di chiudersi e poi diventano spirali, e se questo vi fa pensare a un finale aperto avete tutte le buone ragioni per farlo perché è effettivamente così nel microcosmo del racconto eppure varcata quella soglia non è esattamente cosìProbabilmente giunti a un certo punto della storia vi guarderete intorno e vi accorgerete di trovarvi in un posto diverso da quello in cui pensavate di essere e come minimo questo potrebbe infastidirvi ma ricordatevi che siete in buone mani e che c'è qualcosa in serbo per voi anche se non è quello che vi aspettavate, qualcosa che avrete provato sulla vostra pelle.


Mi disse: “Tu torni su quella vecchia storia come un bambino che ha perso un dente torna con la punta della lingua dove è rimasto il buco”. E io pensai tra me, sì, proprio così, l’hai detta giusta. È come un buco che non posso smettere di rovistare e tormentare, per il bisogno impellente di arrivare fino in fondo.

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