La leggenda del re pescatore è un film del 1991 diretto da
Terry Gilliam e scritto da Richard LaGravenese.
È la storia di Jack Lucas (Jeff Bridges), un conduttore radiofonico di successo che un giorno, sull’onda del suo sarcasmo spietato, spinge un ascoltatore che prende alla lettera le sue parole a commettere una strage in un ristorante di Manhattan. Venuto a sapere della tragedia, Jack precipita, giorno dopo giorno, in uno stato di depressione. Il suo senso di onnipotenza (all’inizio lo vediamo ballare The Power degli Snap! nel suo lussuoso appartamento) cede il posto alla convinzione di non valere più nulla per essere stato indirettamente responsabile della morte di persone innocenti.
La sua carriera è finita e, persa tutta la fiducia in se
stesso, non riesce neppure a ricambiare i sentimenti della donna che gli sta
accanto. Una notte, ossessionato dal senso di colpa e stordito dall’alcol,
prova a farla finita ma quando sta per gettarsi nel fiume viene aggredito da
due ragazzi che lo scambiano per un barbone. Proprio mentre stanno per dargli
fuoco entra in scena Parry (Robin Williams), uno strambo senzatetto convinto di
essere un cavaliere errante alla ricerca del Santo Graal che insieme alla sua
banda di vagabondi porta Jack in salvo.
Anche Parry, come Jack, cerca di sfuggire al dolore, è
tormentato dalle visioni di un terrificante Cavaliere Rosso che lo insegue ogni
volta che ricorda la sua vita precedente.
il potere dell'immaginazione nella vita dell'uomo*.
Il personaggio di Parry è un uomo
segnato dal trauma della perdita. La sua mente per sfuggire alla sofferenza e
al caos si rifugia in un mondo immaginario in cui c’è ancora spazio per grandi
gesti, valori e sentimenti autentici, un luogo in cui è ancora possibile
cercare un senso. Si tratta di una fuga dunque, un modo per esorcizzare e
alleviare un dolore insopportabile altrimenti. Le sue visioni diventano la sua
armatura per proteggersi dalla violenza e dalla brutalità di una realtà
deludente, cupa e spietata.
La fantasia però non è solo un
meccanismo di difesa o uno spazio sicuro in cui scappare quando la realtà così
com’è è troppo dura da affrontare. Il bello di questo film è che non si limita
a dare una sola versione dei fatti, ne mostra tutte le umane contraddizioni.
L’immaginazione è un’arma a doppio taglio, miete le sue vittime quando taglia
del tutto i ponti con l’esterno. Quando
pretende di sostituire la vita può diventare follia, illusione, una trappola
che imprigiona e isola l’individuo e che rende poi ancora più frustrante lo
scontro con la realtà. Questa deriva è mostrata in tutti i suoi drammatici
risvolti.















































