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martedì 26 maggio 2020

Orientarsi con le stelle - Raymond Carver


Per favore non facciamo gli eroi” s’intitola una delle sezioni della raccolta ma è una preghiera estesa anche a tutte le altre. I protagonisti sono uomini mediocri con una spiccata propensione per l’autosabotaggio che rinunciano in partenza a fare gli eroi. Bevono troppo, tanto per cominciare. Se c’è da scegliere prendono puntualmente la decisione sbagliata. Se sbagliano senza volerlo se la danno a gambe o cercano in modo maldestro di rimediare con scarsi risultati. Se incappano in una tentazione cedono senza pensarci due volte. Non ci sono vite esemplari ma solo esistenze pericolanti di persone comuni con i loro progetti falliti, le loro occasioni perse e speranze frustrate. Molti di loro sono senza alcun talento, privi di ogni altra ambizione che non sia quella di cercare di sopravvivere in qualche modo. 


Vite minuscole raccontate rasoterra senza mai sfociare né nel cinismo né nel sentimentalismo. Quelle di Carver sono poesie che possono nascere tanto da un tramonto mozzafiato quanto da una pantofola vecchia, un posacenere usato o un telefono a gettoni che ha appena dato notizie di morte. Gli oggetti diventano relitti di presenze umane, racchiudono piccoli drammi e sprigionano storie. 


Come racconta sua moglie, a Carver l’etichetta di “minimalista” non è mai andata giù. Ha sempre notato come l’immediatezza del suo stile fosse spesso confusa con una semplificazione, come se la poesia per sua stessa definizione non potesse essere alla portata di tutti e dovesse necessariamente richiedere uno sforzo intellettuale di qualche tipo. Il suo è un lavoro di sottrazione attraverso una scelta accurata di parole tanto più generose quanto più distillate, quotidiane, al massimo del loro potenziale espressivo nella loro forma più elementare. Così vanno dritte dritte al cuore delle cose, spogliate da qualsiasi astuzia linguistica intacchi la loro limpidezza. “Niente trucchi da quattro soldi”, diceva lui. E sempre senza trucchi scrisse il suo Ultimo frammento inciso anche sulla sua tomba e che compare non a caso nei titoli di testa di Birdman: un bilancio lungo un istante di ciò che per lui (e forse per tutti, dopotutto) ha contato davvero.








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