Il protagonista è Doug, un uomo
che un bel giorno si rende conto che la sua vita non fa più per lui. Deluso
dopo l’ennesimo matrimonio fallito e stanco di essere sommerso da scartoffie e
responsabilità a causa di un lavoro portato avanti per inerzia, decide di
mollare tutto e dare una sterzata alla sua vita. Così monta su un’auto rubata e
comincia un lungo viaggio attraverso l’America, quella delle strade senza fine,
dei fast food e dei motel che si reggono in piedi per miracolo, in fuga da una
quotidianità a cui non vuole rassegnarsi e da una routine asfissiante che non
lascia spazio alle novità.
Chi ha già familiarità con i
viaggi americani on the road sa già che c’è sempre un confine da attraversare,
geografico e simbolico, ma in questo romanzo che ribalta qualunque aspettativa
ci si fosse fatti all’inizio questa storia del confine diventa letteralmente
una faccenda di vita o di morte.
Dopo
un primo vagabondaggio alla ricerca sfrenata di esperienze strampalate e
incontri estemporanei che non hanno significato se non nel loro accumularsi,
Doug si dirige verso quella che una volta era casa sua.
Così il viaggio nello spazio
diventa anche un viaggio nel tempo alla ricerca di risposte che Doug sente
appartenere al passato, alla terra dove affondano le sue radici, alla persona
che era prima che la sua vita prendesse una piega sbagliata fino ad arrivare a
non somigliargli più.


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