Il Green Manor è un elegante club londinese frequentato da alcuni tra i più alti esponenti dell’aristocrazia inglese. Nel suo salone principale, sprofondati nelle sue comode poltrone di pelle accanto a un caminetto sempre acceso e scoppiettante, si ritrovano la sera dei gentlemen annoiati con una grande passione per i sigari, il brandy e l’omicidio. Affascinati dal mistero, sotto lo sguardo discreto dei maggiordomi, passano il tempo a raccontarsi i delitti più strani e misteriosi. Enigmi senza soluzione apparente, omicidi occasionali o seriali studiati a tavolino, altri sfociati in bizzarri incidenti per un capriccio del caso. Alcuni concepiti per puro intrattenimento, sfoggio d’ingegno o scopo scientifico, altri per orgoglio, vendetta o rancore covato troppo a lungo. C’è chi ne è stato testimone, chi protagonista, chi mandante, chi esecutore e chi addirittura vittima inconsapevole.
Il Green Manor, con le sue pareti tanto spesse da custodire al suo interno i segreti più oscuri, diventa il covo di detective e assassini uniti da una comune attrazione per il delitto perfetto, chi nel commetterlo, chi nel risolverlo. Gli istinti viscerali e la logica più raffinata si intrecciano al punto da diventare un divertente rompicapo per le menti più acute. In alcuni casi non è l’identità dell’assassino ad essere insospettabile ma il suo movente. Le azioni umane sembrano dettate da ragioni bizzarre e stravaganti, assurde e insondabili a volte, eppure assolutamente coerenti e logiche nel contesto della storia che ci viene raccontata.
Un vero omaggio al giallo nelle sue migliori espressioni con le atmosfere alla Conan Doyle (gli si è talmente grati da brindare in suo onore e fargli fare anche un piccolo cameo), gli intrecci alla Agatha Christie (i cosiddetti “delitti della camera chiusa”) e gli eventi angosciosi e grotteschi alla Edgar Allan Poe.






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