Thalia è una cittadina fantasma ai confini del deserto talmente piccola che “non puoi starnutire senza che qualcuno ti offra un fazzoletto". C'è una sola strada ed è ricoperta dalla sabbia portata da un vento freddo e incessante ribattezzato dai locali “Malinconia del nord, perché era davvero dura non intristirsi quando soffiava". Mucchi di cespugli rinsecchiti attraversano di tanto in tanto la carreggiata spinti dalle raffiche. L'unico movimento percepibile è quello delle luci lampeggianti del semaforo predisposto a regolare un traffico inesistente. Ma basta fissarle per qualche minuto per rendersi conto che quella ripetitiva alternanza di colori, in fondo, non è che un movimento apparente.
Non c'è niente da fare a Thalia se non immaginare di lasciarsela alle spalle un giorno e dirigersi altrove. Le vite dei suoi pochi abitanti scorrono lente tra partite di football poco entusiasmanti, una sala da biliardo polverosa con i muri scrostati, un caffè aperto tutta la notte e un cinema dismesso con una sala fatiscente che sta per chiudere i battenti.
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Non accade nulla di memorabile in un posto come Thalia, una città mai neppure sfiorata dal sogno americano. C'è chi prova a diventare grande, senza una direzione o ambizioni particolari, e chi combatte l'avanzata inesorabile del tempo che consuma la città e le persone che la abitano.
Gli adulti convivono con la frustrazione dei sogni irrealizzati in balìa di malinconie e rimpianti per un passato che non può più tornare e che, forse, non è nemmeno mai esistito. Molti di loro sono rassegnati a una vita piatta e insoddisfacente, frutto di scelte ormai irrimediabili; c'è però chi in quei ricordi lontani ritrova una dolcezza ancora capace di infondere speranza e chi, stanco di autocommiserarsi, prova nel suo piccolo a darsi una seconda possibilità cercando qualcosa che riesca ad alleviare la solitudine. Qualcuno che possa farlo sentire compreso.
I giovani vivono il presente assecondando gli istinti del momento e trascorrono le loro giornate lasciandosi trascinare passivamente dall'inerzia in piccoli atti di ribellione e struggimenti senza convinzione per combattere la monotonia. Le loro bravate si rivelano deludenti, le loro trasgressioni non hanno nulla di rivoluzionario e finiscono solo per riempire il vuoto con altro vuoto. I diversivi che si danno per sopravvivere alla noia quotidiana, come le luci del semaforo, non sono altro che minime variazioni di un movimento illusorio sempre identico a se stesso e che torna ciclicamente al punto di partenza.
L'America dei pionieri è finita, la guerra di Corea incombe e Thalia è una città morente simbolo di un mondo al tramonto e di un'epoca che sta per essere spazzata via insieme alla giovinezza di tre ragazzi prossimi al diploma.

Il cinema, un tempo luogo di ritrovo di vecchie e nuove generazioni, proietta il suo ultimo spettacolo prima di abbassare per sempre la saracinesca mentre fuori soffia il vento che trascina via i detriti.







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