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domenica 19 giugno 2022

Gravity Falls - Alex Hirsch

Gravity Falls (2012) è una serie animata della Disney scritta da Alex Hirsch e composta da 2 stagioni e 40 episodi totali.

I gemelli Mabel e Dipper vengono mandati per le vacanze estive a Gravity Falls, una piccola cittadina dell’Oregon, a casa del prozio Stan. 

Più che di una casa, in realtà, si tratta di un grande baraccone in mezzo alla foresta adibito a museo/emporio per turisti creduloni che, affascinati dal mistero, sono disposti a pagare per vedere le stranezze messe in mostra da Stan e per comprare le cianfrusaglie che spaccia come oggetti imperdibili.

Il burbero prozio mette subito all’opera i nipoti, costringendoli a dargli una mano al negozio per mandare avanti la baracca. Ma proprio quando i due fratelli stanno per rassegnarsi a un’estate all’insegna della noia, Dipper trova nel bosco un libro scritto da un autore sconosciuto pieno di annotazioni su strane presenze e altri misteri che avvolgono la cittadina.

Ben presto i gemelli si renderanno conto che nulla è come sembra e che dietro la placida vita di provincia, si nasconde un luogo tutt’altro che normale. Nonostante l’apparenza tranquilla e ordinaria, Gravity Falls è l’epicentro di fenomeni bizzarri, una calamita per eventi inspiegabili che si intrecceranno sempre di più formando una fitta rete di misteri. Episodio dopo episodio, Dipper e Mabel indagheranno sui segreti della cittadina e dei luoghi in cui si svolge la vita dei suoi strambi abitanti. 


Riassunta così la trama, potrebbe sembrare una serie come tante altre. Una sorta di Scooby Doo in cui i protagonisti si trovano coinvolti di volta in volta in situazioni enigmatiche che alla fine di ogni puntata trovano la loro risoluzione. E, in un certo senso, c'è anche questo nello show. Ma c'è qualcosa di profondamente diverso in Gravity Falls. Per quanto ogni puntata sia autoconclusiva e costituisca un'avventura a sé stante, piano piano, oltre alla trama verticale di ogni episodio, si costruisce una trama orizzontale complessa e difficile da decifrare. Ogni episodio nasconde degli indizi - anche dove non ce li si aspetta - ed è un piccolo tassello di un puzzle che sarà completo solo alla fine delle due stagioni. 
Se le puntate di Scooby Doo si concludono letteralmente con lo smascheramento del colpevole in cui l'identità del malintenzionato di turno viene rivelata e il mistero trova sempre una spiegazione razionale, alla fine degli episodi di Gravity Falls  le risposte sono soltanto parziali. Resta il punto interrogativo (non a caso onnipresente nella serie), la sensazione di una minaccia latente, qualcosa di indefinito e di irrisolto. Dopotutto il mistero fa quello che gli riesce meglio, aleggia restando inafferrabile.  

Anche se i segreti e i misteri costituiscono il filo conduttore della serie, i fenomeni assurdi che gravitano attorno alla cittadina non sono affatto le uniche preoccupazioni dei protagonisti. Mabel e Dipper sono alle prese con difficoltà ben più spaventose, ovvero tutte quelle complicazioni tipiche di quel periodo incasinato che segna il passaggio tra l'infanzia e l'adolescenza. Le prime cotte, l'imbarazzo, i momenti di euforia e spensieratezza interrotti dal senso di disagio dell'essere quasi grandi, il desiderio di crescere, la paura dell'ignoto e al contempo l'entusiasmo di affrontarlo, lo scontro tra la fantasia e la realtà.

Gravity Falls è un vero omaggio alla fantasia, alla libertà espressiva, agli strumenti e ai linguaggi della creatività e soprattutto al divertimento che ne deriva. Non mancano citazioni al mondo del cinema, delle serie, della musica e dei videogiochi. I riferimenti alla cultura pop sono sempre intrecciati alla trama dell'episodio, arricchiscono e completano l'immaginario  dello show mescolando i toni della commedia, dell'horror, della fantascienza e delle storie di formazione rendendo la serie un repertorio inesauribile e sorprendente.
L'estate è alle porte e Gravity Falls racconta delle estati della giovinezza, dell'entusiasmo che ne accompagnava l'inizio e della nostalgia che ti lasciavano alla fine. Nel caso di Gravity Falls finire la seconda stagione non significa soltanto aver guardato l'ultimo episodio. Ti senti effettivamente di essere arrivato alla fine della stagione - alla fine dell'estate - quando è il momento di salutare le vacanze e gli amici con cui le hai vissute. Lungo la strada del ritorno ripensi a tutti i momenti che avete condiviso sperando con tutto il cuore di non perderli di vista.

giovedì 9 giugno 2022

Le otto montagne - Paolo Cognetti



Si può dire che abbia cominciato a scrivere questa storia quand’ero bambino, perché è una storia che mi appartiene quanto mi appartengono i miei stessi ricordi. In questi anni, quando mi chiedevano di cosa parla, rispondevo sempre: di due amici e una montagna. Sì, parla proprio di questo.

Sulle cime delle montagne a volte si trovano dei taccuini consumati dalla pioggia e dal sole chiamati quaderni di vetta" su cui i viaggiatori lasciano traccia del loro passaggio: messaggi per chi ancora non è arrivato, nomi, date, sentieri percorsi, tempo impiegato, disegni e preghiere personali che formano una sorta di diario collettivo. Le otto montagne racconta delle tracce che ci lasciamo dietro e dell’eredità umana che affidiamo alle persone che abbiamo conosciuto.

È la storia di un’amicizia che nasce nell'estate del 1984 tra Pietro, un ragazzo di città che va a trascorrere le vacanze in un piccolo villaggio alpino ai piedi del Monte Rosa insieme ai suoi genitori, e Bruno suo coetaneo che invece in montagna ci abita da sempre e non conosce realtà all’infuori di quella. Per Pietro, cresciuto con i libri di Stevenson e London, la montagna è il luogo dell’avventura e della scoperta. Mentre trascorre le giornate con il suo amico montanaro rivede in lui uno spirito simile a quello dei personaggi conosciuti tra le pagine dei suoi libri preferiti, un’integrità e una purezza che non aveva mai incontrato altrove. Per Bruno, invece, la montagna è lo scenario di una vita scandita dal duro lavoro del pascolo e dai ritmi dettati dalla natura, è il mondo a cui appartiene e che in qualche modo custodisce svelandone a Pietro il linguaggio segreto.
Pietro va e viene, Bruno invece è quello che resta. Sono due modi molto diversi di vivere un luogo che però li accomuna, li unisce. La loro amicizia nasce e si consolida nel corso delle estati della loro infanzia quando Pietro inizia a camminare per i boschi con suo padre (“la cosa più simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui”), un uomo ombroso sempre un po’ a corto di parole.
Tra esplorazioni di baite abbandonate, vecchi ruderi, torrenti e sentieri impervi, coltivano un sentimento che travalicherà i decenni attraversando le stagioni diverse della loro vita.

Mattone dopo mattone, costruiscono un legame senza tempo fatto di partenze, ritorni, confidenze sussurrate e lunghe assenze.

Potrebbe sembrare un romanzo sulla nostalgia dell’infanzia perduta e non manca di certo quel genere di toni: per Pietro adulto la montagna diventerà un posto a cui fare ritorno per fare visita a ciò che si è stati e per ritrovare le proprie radici. Ma rifugiarsi nei ricordi è solo una tappa del percorso del protagonista. Crescendo (non senza fatica) la vita gli darà modo di fare i conti con quel passato,  decifrarlo e farci pace per andare avanti e proseguire il lungo viaggio alla ricerca di sé, con una parte di sentiero percorso alle spalle e una parte ancora tutta da scoprire davanti agli occhi.
E con accanto, sempre, un amico.
A dicembre 2022 uscirà il film interpretato da Alessandro Borghi e Luca Marinelli 





Quando ho cominciato a leggere questo libro ho provato uno strano senso di familiarità che paradossalmente più che aiutarmi a entrare nella storia mi ha portata a restare sulla soglia per un po'. La familiarità di cui parlo non aveva nulla a che fare con i luoghi o i personaggi raccontati. Non direttamente, almeno. Era una sensazione simile a quando arrivi in un posto per la prima volta ma ti sembra di esserci già stato, anche se sai che non è così. Come se ogni pagina mi ricordasse, tra le righe, tu sei già stata qui. Avete presente quando avete qualcosa sulla punta della lingua e la vostra mente è troppo concentrata a recuperare quell'informazione per proseguire il discorso? Ecco, ero troppo presa dal domandarmi da dove provenisse quella sensazione per riuscire a godermi davvero la storia. Nel frattempo proseguivo, ma più come osservatrice esterna, sperando di racimolare qualche indizio in più per capire l'origine di quell'affinità immediata. 
Era un po' come provare a razionalizzare un colpo di fulmine. Arrivata a un certo punto ho quasi smesso di pensarci ed è stato lì che mi sono resa conto che la scrittura di Cognetti era talmente limpida e trasparente da riuscire a vedere attraverso le pagine del suo libro le pagine di altri libri. Nella sua scrittura risuonano le sue letture, le parole care ai suoi scrittori preferiti, le storie a cui è affezionato, storie a cui anche io sono legata, per questo mi sembrava di esserci già stata. 

Cognetti riesce a mio parere a inserirsi con umiltà e coraggio in un sentiero già percorso da altri autori imprimendo la sua personalissima impronta. Delle sue ispirazioni non fa mai mistero e, anzi, non perde occasione per parlarne e condividerle. D'altronde le storie - di qualsiasi natura esse siano - generano storie.

Seguire le orme degli scrittori che lo hanno ispirato (nelle scelte di vita oltre che nella scrittura) è stato anche motivo di un viaggio dalle Alpi all'Alaska, attraverso i luoghi di Hemingway, Carver, London, Thoreau, Melville e le terre selvagge di Chris McCandless. 



     

L'esperienza vissuta insieme all'amico Nicola Magrin (autore, tra le altre cose, della copertina del suo romanzo, delle copertine dei libri di Primo Levi e di quella del Richiamo della Foresta) è raccontata nel documentario Sogni di Grande Nord (2020).

mercoledì 25 maggio 2022

Creepshow - Stephen King, Wrightson

Creepshow è una raccolta di cinque racconti macabri e grotteschi tratti dall’omonimo film a episodi del 1982, diretto da George A. Romero e scritto da Stephen King, ispirato allo stile e al linguaggio narrativo degli E.C. Comics degli anni Cinquanta. I protagonisti sono personaggi dalla dubbia morale che si ritrovano faccia a faccia con le mostruose conseguenze delle loro malefatte. 
Sono storie di vendette, rancori, gelosie e avidità in cui la parte più oscura dell’essere umano assume forme raccapriccianti. Ma - in perfetto stile King - non sono tanto i mostri, gli scheletri o le altre orribili creature rappresentate a terrorizzare il lettore, ciò che lo inquieta nel profondo è la sensazione di riuscire suo malgrado a immedesimarsi con terribile facilità in quei vizi e quelle debolezze tutte umane che portano i personaggi alla rovina. 
L'essere orripilante da cui ciascun protagonista è tormentato altro non è che l’incarnazione mostruosa della sua paura più recondita, la sua fantasia più crudele, il motivo che lo tiene sveglio la notte o il pensiero ossessivo degli errori commessi in passato che gli impedisce di vivere il presente.
 
1) Father’s Day (La festa del papà) racconta la storia dei Grantham, una famiglia di cinici ereditieri che si riuniscono nel salotto della loro sfarzosa villa di campagna per ricordare la dipartita dell'autoritario capofamiglia, morto in circostanze sospette. Ma le colpe del passato e i segreti di famiglia che credevano di aver sepolto per sempre si fanno vivi, di nuovo.

2) The Lonesome Death of Jordy Verrill (La morte solitaria di Jordy Verrill) è una storia che prende ispirazione dal racconto Il colore venuto dallo spazio di H.P. Lovecraft e dalla canzone The Lonesome Death of Hattie Carroll di Bob Dylan.

In una notte d'estate, un contadino vede precipitare nei campi della sua fattoria un meteorite. Sconvolto e incuriosito dall'inaspettato episodio, si avvicina alla meteora fantasticando sulla possibilità di rivenderla all'università locale per ricavarne qualcosa ma il contatto con il misterioso oggetto caduto dal cielo scatena in lui un'infezione irreversibile. 


3) The Crate (La cassa): il custode di un college ritrova nel sottoscala della facoltà di scienze una cassa di legno proveniente dalle regioni artiche che sembra risalire al XIX secolo. Sorpreso dalla fortuita scoperta, chiama il professor Stanley per tirare fuori la cassa e analizzarla in laboratorio. Pur essendo convinti di trovarvi solo vecchie riviste e cianfrusaglie, i due uomini non resistono alla tentazione di aprirla ma la cosa rinchiusa al suo interno va oltre ogni loro immaginazione o spiegazione scientifica. Il professor Stanley non crede ai suoi occhi e sconvolto dagli avvenimenti successivi chiede aiuto al suo migliore amico Henry per sbarazzarsi della cassa. Ma anche Henry ha i suoi mostri da combattere e decide di approfittare dell'assurda situazione per vendicarsi delle continue umiliazioni della moglie Wilma che non fa altro che deriderlo e sminuirlo castrando ogni sua iniziativa. 


4) Something to Tide You Over (Di mare in peggio) racconta di un marito tradito che per punire la moglie infedele e il suo amante organizza una sadica vendetta: sotterra i due amanti in spiaggia in riva al mare a chilometri di distanza l'uno dall'altra, lasciando fuori dalla sabbia solo la loro testa come David Bowie in Furyo.

Montati due monitor e una videocamera, li costringe a guardarsi annegare lentamente, onda dopo onda, al sopraggiungere dell'alta marea, mentre lui si gode l'atroce spettacolo dal salotto di casa.

Quello che però l'uomo dimentica è che il mare, prima o poi, restituisce tutto.

5) They're Creeping Up on You (Ti infestano) segna la discesa definitiva nei meandri più oscuri della mente umana. Il protagonista è il signor Pratt, un uomo d'affari senza scrupoli e maniaco dell'igiene che vive in un appartamento immacolato all'ultimo piano di un grattacielo in cui amministra il suo impero economico. La condotta spietata nei confronti degli avversari e l'impietoso trattamento riservato ai suoi sottoposti lo costringono a una vita da eremita, al riparo dall'odio del prossimo, in un attico controllato con serrature elettriche e telecamere di sorveglianza.

Una sera, mentre il signor Pratt armato di insetticida e guanti in lattice è alle prese con gli scarafaggi che infestano il suo appartamento, un blackout colpisce la città. L'uomo si ritrova solo, al buio, impotente, circondato dagli insetti che si moltiplicano a dismisura.









mercoledì 18 maggio 2022

I ponti di Madison County - Robert J. Waller


“I vecchi sogni erano bei sogni; non si sono avverati, ma sono contento di averli coltivati”.

È un afoso pomeriggio di fine estate a Madison County, una tranquilla cittadina rurale dell’Iowa, e Francesca Johnson è seduta a bere tè freddo sulla sedia a dondolo della sua veranda. Il marito e i ragazzi sono partiti verso l’Illinois per partecipare a una fiera locale e lei, rimasta sola alla fattoria, ha qualche giorno tutto per sé.
Nel silenzio della campagna, torna con la mente ai suoi sogni di ragazza, ricorda quando abitava a Napoli e ripensa a tutto il percorso che l’aveva portata a trasferirsi nel Midwest. L’America non aveva mantenuto le sue promesse, la vita non si era rivelata come l’aveva immaginata e si domanda dove sia finita quella giovane ragazza piena di sogni. 

Immersa nei suoi malinconici pensieri, osserva da lontano la polvere sollevata da un pickup che percorreva la strada provinciale. Avanzava con lentezza come se il conducente fosse alla ricerca di qualcosa. Inaspettatamente il veicolo imbocca il vialetto di casa sua, così si incammina nell’erba per avvicinarsi. Dal vecchio furgone scende un uomo e le chiede indicazioni. Il suo nome è Robert Kincaid, è un fotografo del National Geographic giunto da Bellingham per un servizio sui ponti coperti di Madison County. Francesca sulle prime prova a indicargli la direzione ma poi, sorprendendo anche se stessa di un simile slancio, si propone di accompagnarlo. C’è qualcosa in quell’uomo sconosciuto, qualcosa di magnetico nei suoi occhi, nella naturalezza dei suoi movimenti e nella gentilezza inconsapevole dei suoi gesti che risveglia in lei un entusiasmo assopito da tempo, un sentimento imprevisto che la smuove nel profondo e che sembra ridarle linfa vitale. Lui dal canto suo, fin dal primo scambio di battute, si sente incuriosito e anche intimidito da quella donna tanto gentile e la scruta con lo sguardo attento e l’espressione seria con cui probabilmente studiava un paesaggio prima di fare una fotografia. Giunti al Roseman Bridge lei lo osserva alle prese con la macchina fotografica con la stessa curiosità con cui si spia di nascosto un animale selvaggio nel suo habitat.

In quella giornata particolare, nasce tra loro una simpatia istantanea, un interesse sincero per i pensieri, le origini, le esperienze dell’altro.
 

La curiosità, l’entusiasmo per le cose, il comune desiderio di vivere con intensità e trasporto le circostanze della vita, la facilità con cui riescono a comprendersi e la voglia di raccontarsi e di ascoltarsi li avvicinano sempre di più. Lui le fa domande impreviste che la portano a dar voce a quelli che dovevano essere pensieri troppo a lungo trattenuti che finalmente trovano occasione per venire fuori. Riesce a leggere il non detto delle sue risposte senza lasciarselo scappare, la invita a mostrarsi con trasparenza, ad ascoltare l’istinto, ad essere fedele a se stessa e accogliere i cambiamenti. Lei, affascinata dai discorsi di questo forestiero che, come certe canzoni di Battiato, le raccontano di un altrove, tra deserti asiatici, fiumi lontani, città remote e antichi porti, riconosce in lui lo spirito del viaggiatore che non mette radici e che fa del mondo la sua casa.

Tra sguardi profondi, parole sussurrate e momenti di tacita complicità nasce un legame autentico. Con la loro semplice vicinanza riescono a dare spazio e attenzione alla parte più intima dell’altro, se ne prendono cura, celebrano ogni singolo istante nella pienezza dei sentimenti consapevoli che il loro tempo finirà non appena la realtà tornerà a bussare alla porta ma anche che i momenti trascorsi insieme saranno un patrimonio di ricordi preziosi e immortali.

Di questa storia ricorderò la calda intimità che avvolge i personaggi nella pace della cucina mentre sono intenti a improvvisare una cena, i loro silenzi condivisi, il senso di libertà che provano nel farsi conoscere così come sono, il loro piacere nell’abbandonarsi alla spontaneità delle emozioni con romanticismo e fantasia a partire dalle piccole cose quotidiane.

Questo libro è dedicato ai pellegrini, a coloro che non smettono di cercare una vita autentica.























martedì 10 maggio 2022

Colorado Kid - Stephen King



Immaginate di trovarvi a notte fonda in una strada sconosciuta. È buio, i lampioni sono spenti, ogni tanto ne trovate qualcuno che funziona a intermittenza. Non avete campo sul telefono né ci sono cartelli che vi dicano dove andare ma vi sentite tutto sommato tranquilli perché con voi c’è un amico che vi tiene per mano e che ha l’aria di conoscere la strada. Dopo ore trascorse a camminare nel buio l'amico che vi ha accompagnati fino a quel punto si ferma, lascia la presa e fissa l’oscurità con sguardo perso.
Uno sguardo che diventa anche il vostro.


Conosco un paio di persone che dopo aver finito questo libro lo avrebbero lanciato dalla finestra come Bradley Cooper fa con Hemingway:

Sarebbe una reazione estrema, forse, ma comprensibile anche per chi il libro invece lo ha apprezzato. Colorado Kid o lo si ama o lo si odia, le vie di mezzo sono difficili in questo caso. Se siete di quelle persone che segnano sull’agenda anche cosa fare nei giorni liberi perché vi fa stare bene la sensazione di avere tutto sotto controllo o se siete di quelli che mentre vedevano Dark prendevano appunti come i poliziotti dei film che scrivono sulla lavagna o sui vetri dell’ufficio per risolvere le indagini e trovate gratificante quando i nodi vengono al pettine e riuscite a incastrare tutti i tasselli, quando le perline entrano nel filo allineandosi alle altre, questo libro potrebbe deludervi. Potreste sentirvi frustrati forse, irritati molto probabilmente, traditi nella peggiore delle ipotesi. D'altronde  ritrovarsi in un vicolo cieco non è piacevole per nessuno. Chi ha più familiarità con la vertigine delle domande anziché con la certezza delle risposte, chi alla meta preferisce il viaggio, arriva al finale ugualmente disorientato ma con uno stomaco abbastanza temprato per digerirlo. In ogni caso si resta con l’amaro in bocca, provare questa sensazione credo faccia parte dell’esperienza.  

Colorado Kid è un libro scomodo che difficilmente può accontentare qualcuno. È però per questo anche un libro coraggioso. Lo è il suo autore che, anche se è ben consapevole di poter contare sull’affetto (ed eventualmente sul perdono) dei suoi Fedeli Lettori, mette alla prova la loro fiducia, prende quella sfera di vetro in cui è custodito il patto narrativo e comincia a giocarci, la lancia in aria tentando poi di riafferrarla assumendosi il rischio di farla cadere a terra in mille pezzi. E come davanti a quelle pericolose acrobazie che fanno i funamboli, c'è chi applaude meravigliato se il numero riesce, chi si copre gli occhi perché non ce la fa a sostenere quella vista o chi abbandona la sala storcendo il naso perché lo spettacolo non ha soddisfatto le sue aspettative. 
Possiamo anche lanciare questo libro dalla finestra, se vogliamo, sperando di liberarcene semplicemente allontanandolo dalla nostra vista, ma sarebbe troppo tardi. Come la scatola di Jumanji semisepolta nella sabbia, continuerebbe a far suonare i suoi tamburi. A quel punto avrebbe già risvegliato quell'intimo timore, quel pensiero martellante e fastidioso che tentiamo con fatica di tenere a bada. Ci avrebbe ormai ricordato quello che cerchiamo di dimenticare, che forse la vita non è una linea retta; che certe storie, come direbbe il tenente Colombo, non importa tutto il tempo perso a rimuginarci, restano con dei “fili pendenti”; e che a volte (più spesso di quanto immaginiamo) non c'è una spiegazione logica ad aspettarci alla fine del tunnel o se c'è non è affatto detto che si faccia vedere.

Non è facile fare i conti con i cerchi che non si chiudono, né tantomeno con i cerchi che sembrano sul punto di chiudersi e poi diventano spirali, e se questo vi fa pensare a un finale aperto avete tutte le buone ragioni per farlo perché è effettivamente così nel microcosmo del racconto eppure varcata quella soglia non è esattamente cosìProbabilmente giunti a un certo punto della storia vi guarderete intorno e vi accorgerete di trovarvi in un posto diverso da quello in cui pensavate di essere e come minimo questo potrebbe infastidirvi ma ricordatevi che siete in buone mani e che c'è qualcosa in serbo per voi anche se non è quello che vi aspettavate, qualcosa che avrete provato sulla vostra pelle.


Mi disse: “Tu torni su quella vecchia storia come un bambino che ha perso un dente torna con la punta della lingua dove è rimasto il buco”. E io pensai tra me, sì, proprio così, l’hai detta giusta. È come un buco che non posso smettere di rovistare e tormentare, per il bisogno impellente di arrivare fino in fondo.

martedì 29 marzo 2022

Lonesome Dove - Larry McMurtry


Tutta l'America si trova in fondo a una strada selvaggia, e il nostro passato non è morto ma vive ancora in noi. I nostri avi avevano la civiltà dentro; fuori, la natura selvaggia. Noi viviamo nella civiltà che loro hanno creato, ma in cuore nostro quel mondo selvaggio perdura. Viviamo ciò che sognarono e ciò che loro vissero, noi lo sogniamo. 

T. K. WHIPPLE, Study Out the Land 


A Lonesome Dove, una piccola cittadina del Texas al confine con il Messico, la vita scorre lenta tra noia e polvere. C’è chi per non lasciare spazio ai rimpianti lavora sodo tutto il giorno sotto il sole cocente come Woodrow Call, vittima della propria inflessibilità, e chi invece come Augustus McCrae cerca di godersi la vita come può giocando a poker nel saloon, punzecchiando il prossimo e bevendo whisky per tenere a bada la nostalgia dei tempi felici. Call e Augustus sono due cowboy che dopo un passato glorioso che li ha resi due leggende del West si sono dati al commercio del bestiame. Ma l’avventura arriva senza avvisare e un giorno la loro tranquilla routine viene sconvolta dal ritorno di Jake Spoon, un vecchio amico che non ha mai messo la testa a posto e che comincia a raccontare con sguardo sognante delle verdi praterie del Montana e della fortuna che potrebbero fare a portarci una mandria.

L’irresistibile prospettiva di un viaggio verso una terra inesplorata, in fuga dalla monotonia di un’arida esistenza che sembra non riservare più sorprese, riaccende la scintilla della loro irrequietezza. Radunata una compagnia di scapestrati, cominciano così, ognuno con il proprio bagaglio di speranze, una lunga traversata attraverso spazi sconfinati e selvaggi, tra incontri, scontri e inseguimenti, in balìa della ferocia degli uomini e di una natura indomabile.

Un’avventura dal sapore leggendario e dai toni delle vecchie ballate. 




martedì 7 dicembre 2021

Green Manor - Denis Bodart e Fabien Vehlmann

 

Il Green Manor è un elegante club londinese frequentato da alcuni tra i più alti esponenti dell’aristocrazia inglese. Nel suo salone principale, sprofondati nelle sue comode poltrone di pelle accanto a un caminetto sempre acceso e scoppiettante, si ritrovano la sera dei gentlemen annoiati con una grande passione per i sigari, il brandy e l’omicidio. Affascinati dal mistero, sotto lo sguardo discreto dei maggiordomi, passano il tempo a raccontarsi i delitti più strani e misteriosi. Enigmi senza soluzione apparente, omicidi occasionali o seriali studiati a tavolino, altri sfociati in bizzarri incidenti per un capriccio del caso. Alcuni concepiti per puro intrattenimento, sfoggio d’ingegno o scopo scientifico, altri per orgoglio, vendetta o rancore covato troppo a lungo. C’è chi ne è stato testimone, chi protagonista, chi mandante, chi esecutore e chi addirittura vittima inconsapevole.

Il Green Manor, con le sue pareti tanto spesse da custodire al suo interno i segreti più oscuri, diventa il covo di detective e assassini uniti da una comune attrazione per il delitto perfetto, chi nel commetterlo, chi nel risolverlo. Gli istinti viscerali e la logica più raffinata si intrecciano al punto da diventare un divertente rompicapo per le menti più acute. In alcuni casi non è l’identità dell’assassino ad essere insospettabile ma il suo movente. Le azioni umane sembrano dettate da ragioni bizzarre e stravaganti, assurde e insondabili a volte, eppure assolutamente coerenti e logiche nel contesto della storia che ci viene raccontata.

Un vero omaggio al giallo nelle sue migliori espressioni con le atmosfere alla Conan Doyle (gli si è talmente grati da brindare in suo onore e fargli fare anche un piccolo cameo), gli intrecci alla Agatha Christie (i cosiddetti “delitti della camera chiusa”) e gli eventi angosciosi e grotteschi alla Edgar Allan Poe.


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