Sulle
cime delle montagne a volte si trovano dei taccuini consumati dalla pioggia e
dal sole chiamati “quaderni di vetta" su cui i viaggiatori lasciano traccia del
loro passaggio: messaggi per chi ancora non è arrivato, nomi, date, sentieri
percorsi, tempo impiegato, disegni e preghiere personali che formano una sorta di diario collettivo. Le otto montagne racconta delle tracce che
ci lasciamo dietro e dell’eredità umana che affidiamo alle persone che abbiamo conosciuto.
È la storia di un’amicizia che
nasce nell'estate del 1984 tra Pietro, un ragazzo di città che va a trascorrere le vacanze
in un piccolo villaggio alpino ai piedi del Monte Rosa insieme ai suoi genitori, e Bruno suo coetaneo che invece in montagna ci abita da sempre e non conosce
realtà all’infuori di quella. Per Pietro, cresciuto con i libri di Stevenson e
London, la montagna è il luogo dell’avventura e della scoperta. Mentre trascorre le giornate con il
suo amico montanaro rivede in lui uno spirito simile a quello dei personaggi
conosciuti tra le pagine dei suoi libri preferiti, un’integrità e una purezza
che non aveva mai incontrato altrove. Per Bruno, invece, la montagna è lo
scenario di una vita scandita dal duro lavoro del pascolo e dai ritmi dettati
dalla natura, è il mondo a cui appartiene e che in qualche modo custodisce svelandone a Pietro il linguaggio segreto.
Pietro va e viene, Bruno invece è quello che resta. Sono due modi molto diversi
di vivere un luogo che però li accomuna, li unisce. La loro amicizia nasce e
si consolida nel corso delle estati della loro infanzia quando Pietro inizia a
camminare per i boschi con suo padre (“la cosa più simile a un’educazione che
abbia ricevuto da lui”), un uomo ombroso sempre un po’ a corto di parole.
Tra
esplorazioni di baite abbandonate, vecchi ruderi, torrenti e sentieri impervi, coltivano un sentimento che travalicherà i decenni attraversando le stagioni
diverse della loro vita.

Pietro va e viene, Bruno invece è quello che resta. Sono due modi molto diversi di vivere un luogo che però li accomuna, li unisce. La loro amicizia nasce e si consolida nel corso delle estati della loro infanzia quando Pietro inizia a camminare per i boschi con suo padre (“la cosa più simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui”), un uomo ombroso sempre un po’ a corto di parole.
Tra esplorazioni di baite abbandonate, vecchi ruderi, torrenti e sentieri impervi, coltivano un sentimento che travalicherà i decenni attraversando le stagioni diverse della loro vita.

Mattone dopo mattone, costruiscono un legame senza tempo fatto di partenze, ritorni, confidenze sussurrate e lunghe assenze.
Potrebbe sembrare un romanzo
sulla nostalgia dell’infanzia perduta e non manca di certo quel genere di toni:
per Pietro adulto la montagna diventerà un posto a cui fare ritorno per fare
visita a ciò che si è stati e per ritrovare le proprie radici. Ma rifugiarsi nei ricordi è solo una tappa del percorso del protagonista. Crescendo (non senza fatica) la vita gli darà modo di fare i conti con quel passato, decifrarlo e farci pace per andare avanti e proseguire il lungo viaggio alla
ricerca di sé, con una parte di sentiero percorso alle spalle e una parte ancora
tutta da scoprire davanti agli occhi.
E con accanto, sempre, un amico.

A dicembre 2022 uscirà il film interpretato da Alessandro Borghi e Luca Marinelli





































