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lunedì 20 settembre 2021

Non stancarti di andare - Stefano Turconi e Teresa Radice

Avete presente quando provate a raccontare un’esperienza intensa che avete vissuto perché avete voglia di condividerla con qualcuno ma nel raccontarla vi sembra di sminuirla perché avete vissuto molto di più di quello che riuscite a dire? Ecco, questa è una di quelle storie che si vivono e basta e nessun discorso al riguardo riuscirebbe a renderle giustizia se non parzialmente.


Questo  libro è un invito, lo è fin dal titolo, ad aprire la mente, a sgombrarla dai pregiudizi e dalle facili conclusioni, a sentire intensamente, a sperare nonostante tutto, anche quando la stanchezza sembra prendere il sopravvento e a coltivare con tutta la vostra energia quello per cui vi sentite chiamati o ad ascoltarvi di più nel caso non lo aveste ancora scoperto e, una volta riconosciuta quella scintilla, a darle spazio lasciando che diventi parte della vostra impronta lungo il cammino.

Non posso fare altro che consigliarvi con tutto il cuore di accettare questo invito.


P.S. Ci sono momenti talmente belli da sentire il bisogno di annotarli per non lasciarli scivolare via.


sabato 4 settembre 2021

In fondo alla palude - Joe R. Lansdale

Dicesi “effetto-Lansdale” quella voglia incontrollabile che ti spinge a continuare a leggere fino a notte fonda pur sapendo che la mattina dopo te ne pentirai unita alla ferma convinzione che in fondo non è vero, non te ne pentirai affatto, perché ne sarà valsa la pena. Tale voglia scatta solitamente all’improvviso. Non sai quando arriverà ma sai che lo farà.  Si volta una certa pagina, chiamiamola "pagina x", e in un attimo ci si rende conto che non sarà più possibile smettere di leggere.

Texas. Anni Trenta. Un paese prostrato dalla Grande Depressione. La schiavitù è stata abolita da tempo ma il KKK continua a dettare legge e le ingiustizie e i soprusi restano all’ordine del giorno. Nella piccola cittadina di Marvel Creek nessuno ha ancora mai sentito parlare di serial killer. Il giovane Harry girovagando per il bosco in una sera d’estate si imbatte nel cadavere martoriato di una donna nera a cui seguiranno altri omicidi di donne con le stesse, rituali, modalità. Il ragazzo, stentando a credere che un essere umano possa essere capace di una simile atrocità, riconduce l’orribile gesto all’Uomo Capra, un essere diabolico che si diceva si nascondesse nei boschi. 


Nel frattempo un uomo innocente viene giustiziato, vittima di chi era soltanto alla ricerca di un capro espiatorio. Solo Harry e la sua famiglia credono nella sua innocenza, così dopo la sua esecuzione continuano a indagare sperimentando la difficoltà di fare scelte morali e di resistere alle facili conclusioni e alle convinzioni della maggioranza. La caccia al killer continua tra depistaggi e buchi nell’acqua. Tanti sospetti, pochissimi indizi. La storia però non insegue la scoperta del colpevole.  L’identità dell’assassino balza presto alla mente dei lettori più intuitivi perché il thriller è solo un mezzo, non il fine. Trovare il colpevole non può risolvere le cose. Il Male ha tante incarnazioni, resta sempre in agguato, a piede libero, pronto a colpire ancora, radicato nei pregiudizi, nel fanatismo e nell’intolleranza. Presto Harry, grazie anche alle conversazioni origliate per sapere cosa si dicono i grandi quando i bambini non li ascoltano, scoprirà che i mostri non sono creature sovrannaturali che si nascondono nell’oscurità ma agiscono indisturbati, alla luce del sole, e non sempre hanno un aspetto cattivo. Nel giro di un’estate si ritroverà catapultato nel mondo degli adulti, varcando quella sottile linea scura che lo separa dalla conoscenza della natura subdola e spaventosamente banale del Male.


Particolarmente consigliato a chi ha apprezzato i temi de’ Il buio oltre la siepe e i toni nostalgici e il sapore d’estate di Stand by me.


lunedì 30 agosto 2021

Lo stato dell'unione - Nick Hornby

Tom e Louise sono una coppia in crisi. Il loro matrimonio fa acqua da tutte le parti ma invece di mandare tutto all’aria decidono di provare a rimettere insieme i cocci della loro relazione. Li incontriamo ogni settimana seduti al tavolo del solito pub davanti a un boccale di birra e un calice di vino prima della seduta dalla consulente matrimoniale. Insieme spiano dalle vetrate del locale le coppie che escono dallo studio della terapista prima che tocchi a loro, confrontano l’umore di lui e quello di lei osservando il linguaggio del corpo, notano se si avviano per la stessa strada o proseguono separati. Se assistono a qualche scenata provano un certo sollievo al pensiero (consapevolmente infondato) di essere una coppia forse messa un po’ meglio. Quando invece il litigio va a finire bene e li beccano a baciarsi appassionatamente, il paragone non fa che peggiorare il loro stato d’animo. Quello che dopo ogni incontro diranno alla consulente resta fuori dalla scena. Li vediamo confrontarsi a tu per tu, parlare apertamente dei loro problemi e chiedersi dove sia andata a finire la passione di un tempo. Approfittando della “zona franca della crisi”, trovano il coraggio di confessarsi delle verità scomode mai espresse prima.

I dialoghi serrati, praticamente pronti per una sceneggiatura, ricordano quelli dei personaggi di Woody Allen in cui la rabbia e il risentimento sono sempre smorzati da una certa ironia. Per quanto personale sia la loro situazione, com’è tipico di Hornby, il discorso si estende a un’intera generazione di cui i protagonisti rappresentano le fragilità e a un contesto, quello dell’Inghilterra alle prese con il divorzio politico della Brexit, che non sembra incoraggiare una riappacificazione.



P.S. Se volete leggere un libro rassicurante che abbia come protagonista un adulto appagato e determinato, con le idee chiare e i piedi per terra, in pace con se stesso, realizzato nel lavoro dei suoi sogni, impegnato in una relazione serena ed equilibrata, e che dopo anni di rapporti tormentati e irrequietezza giovanile ha finalmente capito chi è e cosa esattamente vuole dalla vita senza darsela letteralmente a gambe di fronte alle responsabilità, state alla larga da Nick Hornby.




mercoledì 25 agosto 2021

Hap & Leonard - Joe R. Lansdale

 

Prima ancora di essere una coppia di detective, Hap e Leonard sono due buoni amici, accomunati da un’innata propensione a cacciarsi nei guai. Dove la giustizia ufficiale non arriva o lascia correre, vedi sbucare loro. Se c'è da raddrizzare un torto, lo fanno a qualsiasi costo e di solito costa tanto. La loro etica è non fare del male se non costretti e in quest'ultimo caso non farne più del necessario ma a volte seguendo i loro metodi discutibili di giustizia fai-da-te falliscono miseramente e quasi mai imparano la lezione. Nei momenti decisivi darebbero la vita per proteggere l’altro ma in tutti gli altri momenti stanno sempre a punzecchiarsi e bisticciare, facendo a gara a chi la spara più grossa. A volte finiscono per esagerare con le provocazioni e si arrabbiano sul serio ma non dura mai troppo a lungo, arriva sempre l’attimo in cui, data la complicità che li lega, si sentono ridicoli a continuare a mettersi il muso e, con un sorriso d’intesa, fanno pace. Si capiscono al volo. Hap riesce a captare ogni malumore di Leonard, dalla tristezza inconsolabile mascherata dal suo cinismo allo sguardo deluso per quando malvolentieri fa la mossa di condividere i suoi amati biscotti alla vaniglia giusto per farla ma poi qualcuno finisce per accettare davvero. Anche Leonard conosce Hap come le sue tasche e sa che è meglio chiedergli le cose quando è a stomaco pieno e che se si innamora di una donna è puntualmente quella sbagliata e finirà per spezzargli il cuore. Ed è quel tipo di amico da "te l'avevo detto". Capisce quando la mente di Hap è altrove e, con quel fiuto che solo i grandi amici hanno, sa sempre anche dove sia di preciso.



Le loro avventure si svolgono nell’East Texas che, come il Maine di Stephen King, è più di una semplice ambientazione, non si limita a fare da sfondo, diventa uno stato mentale. È un luogo dai colori sempre saturi, una terra estrema, senza mezze misure, dove il sole spacca le pietre, il caldo è soffocante, le tempeste diventano presto uragani e quando qualcuno si fa male il sangue scorre a fiumi. 





venerdì 28 maggio 2021

La banda dell'altro mondo - Neal Barrett Jr.


Questo romanzo appartiene a una collana di narrativa americana curata da Joe Lansdale nata con l'intento di far rivivere vecchi classici mai apparsi in Italia o spariti da decenni dagli scaffali. 

Il protagonista è Doug, un uomo che un bel giorno si rende conto che la sua vita non fa più per lui. Deluso dopo l’ennesimo matrimonio fallito e stanco di essere sommerso da scartoffie e responsabilità a causa di un lavoro portato avanti per inerzia, decide di mollare tutto e dare una sterzata alla sua vita. Così monta su un’auto rubata e comincia un lungo viaggio attraverso l’America, quella delle strade senza fine, dei fast food e dei motel che si reggono in piedi per miracolo, in fuga da una quotidianità a cui non vuole rassegnarsi e da una routine asfissiante che non lascia spazio alle novità.

Chi ha già familiarità con i viaggi americani on the road sa già che c’è sempre un confine da attraversare, geografico e simbolico, ma in questo romanzo che ribalta qualunque aspettativa ci si fosse fatti all’inizio questa storia del confine diventa letteralmente una faccenda di vita o di morte.
Dopo un primo vagabondaggio alla ricerca sfrenata di esperienze strampalate e incontri estemporanei che non hanno significato se non nel loro accumularsi, Doug si dirige verso quella che una volta era casa sua. Per ritrovarsi sente il bisogno di ripercorrere i luoghi familiari della sua giovinezza dove sono ambientati i suoi ricordi più cari.

Così il viaggio nello spazio diventa anche un viaggio nel tempo alla ricerca di risposte che Doug sente appartenere al passato, alla terra dove affondano le sue radici, alla persona che era prima che la sua vita prendesse una piega sbagliata fino ad arrivare a non somigliargli più.



martedì 16 marzo 2021

Nonostante tutto - Jordi Lafebre

 

In una cittadina ignota piena di gabbiani, un uomo e una donna con i segni del tempo sulla pelle si ritrovano una sera a passeggiare su un ponte sotto la pioggia. A giudicare da come si guardano, con gli occhi pieni di luce e di emozione, c’è qualcosa di speciale tra loro.


Questa storia è come la pellicola di un film che si riavvolge, tutto comincia dalla fine: un incontro, un ricongiungimento fin da subito anticipato al lettore ma che invece i protagonisti hanno atteso per 37 lunghi anni. La narrazione procede a ritroso, pagina dopo pagina i loro volti ringiovaniscono, si scoprono le esperienze che hanno vissuto singolarmente prima di ritrovarsi e le loro indoli così diverse ma non abbastanza da farli perdere di vista. Zeno è un libraio giramondo che vola più che camminare. È un uomo sfuggente che non sa mettere radici né intende farlo. Appena può si imbarca e quando torna dai suoi viaggi in mare non è mai per restare. 

Ana, al contrario, è legata alla terra ferma, conduce una vita molto più ordinaria e organizzata, con una routine scandita da una rigida tabella di marcia. Entrambi però sono a loro modo appassionati alla vita, accomunati da uno spirito gioioso, un’energia vitale che trova sempre il suo modo di esprimersi.

Più che di una storia d’amore si tratta di una storia romantica a tutti gli effetti, su un desiderio che impiega una vita per realizzarsi e un sentimento messo spesso a dura prova ma che, nonostante tutto, il tempo non riesce a sbiadire. La narrazione non rincorre il concretizzarsi del loro rapporto, il vissero felici e contenti viene annunciato al lettore già a pagina 1, ma mostra il lento e travagliato percorso che negli anni li unisce dando vita a un legame quasi invisibile ma sempre palpabile basato su una comprensione reciproca e un rispetto tali da essere disposti spesso a lasciarsi andare pur di non permettere all’altro di sacrificare o ridimensionare i propri sogni e i propri progetti. 

La narrazione non rincorre il concretizzarsi del loro rapporto, il vissero felici e contenti viene annunciato al lettore già a pagina 1, ma mostra il lento e travagliato percorso che negli anni li unisce dando vita a un legame quasi invisibile ma sempre palpabile basato su una comprensione reciproca e un rispetto tali da essere disposti spesso a lasciarsi andare pur di non permettere all’altro di sacrificare o ridimensionare i propri sogni e i propri progetti. 










giovedì 21 gennaio 2021

Infinite Jest - David Foster Wallace

foto tattica che nasconde il minaccioso ma non immotivato spessore delle sue milleduecentottanta pagine (scritto a lettere rende meglio l'idea)

 


In certi romanzi-fiume la corrente è troppo forte per riuscire a soffermarsi su questo o quello. Nel caso di Infinite Jest prima di cominciare conviene fare un bel respiro e tenersi pronti a restare in apnea fino alla fine. Di solito i tentativi di leggerlo sono più di uno perché a volte non si prende fiato abbastanza. La tentazione di allontanarsene ogni tanto si fa sentire ma non è così semplice una volta che ci sei dentro. Finisci per pensarci anche quando non lo stai leggendo, ti risucchia quasi contro la tua volontà. È un vero tsunami di roba e quando a Wallace chiesero che cosa ci facesse tutta quella roba nel suo libro lui rispose: “è semplicemente il tessuto del mondo in cui vivo”.
Si racconta di un’America assuefatta dalla Dipendenza in tutte le sue forme, dalla Droga dell’Intrattenimento sfrenato e compulsivo che fa piombare gli uomini in uno stato d’ipnosi collettiva, come se fossero tutti in un limbo, sotto incantesimo, martellati senza sosta da slogan pubblicitari, bombardati e inebriati da stimoli che monopolizzano la loro attenzione. Le infinite opzioni che hanno a disposizione invece di aumentare la loro possibilità di scelta finiscono per renderli inermi e paralizzati, come se delle funi li strattonassero con forza verso tante, troppe, direzioni. Il loro libero arbitrio e la responsabilità che ne deriva cedono il posto a rassicuranti azioni automatiche “scelte per loro” riducendoli a una condizione di assonnata passività.

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