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venerdì 26 novembre 2021

Le ricette della signora Tokue - Durian Sukegawa


In un vicolo di Tokyo non molto frequentato c’è la bottega di Sentaro, un pasticciere svogliato e taciturno che ogni giorno, alla stessa ora, alza la saracinesca e passa tutto il giorno alla piastra di cottura. Il chioschetto in cui lavora è specializzato nei dorayaki, delle frittelle farcite con la confettura di fagioli rossi. 

La primavera è arrivata, i ciliegi sono in fiore e quando il vento soffia alcuni petali entrano dalla finestra finendo nell’impasto con grande sorpresa (non sempre gradita) dei clienti. Un giorno si avvicina una buffa vecchietta dall’andatura ciondolante che si propone come aiutante. A detta sua i dorayaki non sono male ma il ripieno è “senza sentimento”. Dopo un iniziale rifiuto Sentaro, un po’ seccato ma tutto sommato incuriosito dalla vecchia signora che non smette di bussare alla sua porta, finisce per accettare. La signora Tokue ha molti consigli da dispensare con quella fermezza che solo chi ne ha viste tante sa avere e nonostante Sentaro sia il suo principale non può fare a meno di affidarsi alla sua esperienza.  


All’inizio sembra che “le ricette” riguardino solo la preparazione dei dorayaki, che sia tutto lì, ma presto si rivelano qualcosa di ben più prezioso e si capisce il perché di quel plurale. 

È una favola moderna che racconta di un incontro salvifico, di un viaggio interiore che comincia dalle piccole cose quotidiane. Cose piccole, sì, ma buone. D’altronde non è la prima storia in cui da un dolcetto dall’aspetto tanto innocuo si sprigiona un potere inaspettato capace di farci ritrovare. La signora Tokue con la sua cura, i suoi gesti amorevoli e pazienti, e la sua veneranda energia mostra come sia la motivazione, l’atteggiamento che si assume in quello che si fa, e più in generale nella vita, ad essere determinante e come stare al mondo significhi ascoltarlo e osservarlo bene preservando così quella “sensibilità che dà voce a tutte le cose”.
Tutto ciò che dobbiamo fare, dice lei, è tendere l’orecchio e ascoltare ciò che hanno da dirci. Vale la pena provare.









domenica 31 ottobre 2021

Over the Garden Wall - Patrick McHale



Over the Garden Wall (2014) è una miniserie animata di 10 episodi scritta da Patrick McHale e distribuita da Cartoon Network. Non lasciatevi ingannare dal suo target apparente. Come le migliori fiabe, parla a un pubblico eterogeneo, è una storia stratificata apprezzabile a più livelli.

Se vi piace l'autunno con i suoi toni caldi e nostalgici, allora resterete incantati dagli scenari meravigliosi di questa serie. 

Sono ispirati, a detta dell'autore, ai colori confortevoli delle vecchie cartoline del New England, allo stile delle cartoline di Halloween del periodo vittoriano e alle illustrazioni dei libri di fiabe d'altri tempi.

  
Questi fondali con i loro paesaggi nebbiosi, case di legno abbandonate nel cuore della foresta, alberi spaventosi quasi quanto quelli di Biancaneve, villaggi fantasma abitati da strane creature e taverne in mezzo al nulla con oscure sagome alla finestra, contribuiscono a creare un'atmosfera inquietante e fiabesca. Anzi fiabesca e basta dato che l'inquietudine è parte integrante del mondo delle fiabe.
La storia racconta di due fratellastri che si ritrovano sperduti in una misteriosa foresta chiamata The Unknown. Smarrita la via di casa, vagano in questa selva oscura accompagnati da un uccellino di nome Beatrice e una rana senza nome fisso. Attraversano luoghi spaventosi imbattendosi in una serie di bizzarre creature che spesso sono più di quello che sembrano.
A proposito dei personaggi, questo ragazzo dal look pinocchiesco è Wirt, il fratello maggiore, insicuro e prudente (infatti sta quasi sempre con le mani così) ed è intimorito da tutto ciò che non conosce.

Mentre questo bambino con l'enorme teiera sulla testa è Greg, il fratellino, un batuffolo di brio e spontaneità, gentile e curioso, sempre pronto all'avventura e ad affrontare con positività qualsiasi situazione. Si caccia continuamente nei guai, non sta mai fermo, zitto neanche a parlarne, e intona canzoncine che fischietterete vostro malgrado.
Beatrice, un uccellino blu parlante parodia degli animaletti gioiosi della Disney che capovolge il suo stereotipo con il suo carattere scorbutico.
Poi c'è il taglialegna, un uomo misterioso e burbero il cui unico interesse sembra essere alimentare la lanterna che porta con sé in cui custodisce un commovente segreto.
E la Bestia, un'entità spaventosa, un mostro di cui non riusciamo a scorgere il volto ma solo l'inquietante silhouette che si staglia nel buio. Inganna le persone approfittando delle loro debolezze e si nutre della disperazione dell'essere umano.
Per quanto ci sia un antagonista, Bene e Male, come accade nelle storie più belle, non sono nettamente separati. Ogni personaggio ha in sé una parte di luce e una parte di oscurità.
Si potrebbe parlare a lungo di tutte le ispirazioni di questa serie, di quanti riferimenti ci siano all'immaginario della Divina Commedia,
di quanto la Bestia somigli al diavolo del Faust
di quante creature sembrino uscite dalle fiabe dell'Ottocento e dal folklore anglosassone, di quanto visivamente si ispiri all'animazione degli anni Trenta, quella omaggiata da Cuphead e alle atmosfere del cinema di Tim Burton e di altri film,
ma la verità è che per quanto suggestivi e interessanti siano tutti questi richiami, durante la visione non ci si pensa, la mente non va altrove, è completamente immersa nell'universo accattivante della storia mentre tutti questi echi agiscono silenziosamente lasciando addentrare lo spettatore in un mondo sconosciuto e al tempo stesso familiare perché sepolto da qualche parte nella sua memoria
Ed è un  mondo da cui, come dai migliori viaggi, non si può far ritorno senza aver scoperto qualcosa.











giovedì 30 settembre 2021

Mr. Zuppa Campbell. Il pettirosso e la bambina - Fannie Flagg

 

Siamo a Chicago e la seconda tormenta di neve nella stagione ulula tra le case.

Oswald Campbell, un signore di mezz’età che deve il suo nome alla zuppa di pomodoro Campbell, arranca per strada verso il suo appuntamento. Esaurito tutto il suo repertorio di parolacce per ogni pozzanghera di acqua gelida presa, giunge alla consueta visita di controllo dove riceve una brutta notizia: i suoi polmoni non avrebbero resistito a un altro inverno a meno che non lo avesse affrontato in un posto dal clima mite. 

Così, brontolando tra sé e sé, fa le valigie e, senza nessuno da avvisare, lascia malvolentieri la città alla volta di Lost River, un piccolo paesino dell’estremo sud dell’Alabama dimenticato dal tempo. La vita dei suoi 107 abitanti si svolge tutta tra un negozio di alimentari che vende anche il resto e un ufficio postale sempre vuoto perché il postino consegna la posta da una barca e dopo aver finito, già che si trova, fa il pescatore.




In un posto così le voci corrono in fretta e ogni nuovo arrivato fa notizia. L’arrivo del signor Campbell mobilita l’intera comunità che si prepara ad accoglierlo al meglio.
Il calore di Lost River non riguarda solo il suo clima, ad essere calorosa è soprattutto la sua gente, forse a tratti un po’ matta ed eccentrica ma sempre pronta a dare una mano all’occorrenza mettendo in secondo piano l’orgoglio e gli antichi rancori. La piccola comunità di Lost River agisce all’unisono e, con la complicità del paesaggio mozzafiato, riesce pian piano a scaldare e conquistare il cuore del signor Campbell facendogli ritrovare quella fiamma che credeva di aver perduto per sempre. 


Fannie Flagg conosce la forza delle storie semplici e ne fa una bandiera. Questa è una storia che alleggerisce il cuore, invita a ritrovare la fiducia nel prossimo e ricorda quanto sia importante, e a volte difficile, prendersi cura della propria fiamma, alimentarla per non lasciare che si spenga.


P.S. in questo libro si cucina e si mangia quasi in ogni pagina e io avrei dovuto avere un po’ di pazienza invece di cercare subito le ricette su internet perché in appendice ci sono tutte. Dopotutto gli abitanti di Lost River non se le sarebbero mai tenute per sé.










lunedì 20 settembre 2021

Non stancarti di andare - Stefano Turconi e Teresa Radice

Avete presente quando provate a raccontare un’esperienza intensa che avete vissuto perché avete voglia di condividerla con qualcuno ma nel raccontarla vi sembra di sminuirla perché avete vissuto molto di più di quello che riuscite a dire? Ecco, questa è una di quelle storie che si vivono e basta e nessun discorso al riguardo riuscirebbe a renderle giustizia se non parzialmente.


Questo  libro è un invito, lo è fin dal titolo, ad aprire la mente, a sgombrarla dai pregiudizi e dalle facili conclusioni, a sentire intensamente, a sperare nonostante tutto, anche quando la stanchezza sembra prendere il sopravvento e a coltivare con tutta la vostra energia quello per cui vi sentite chiamati o ad ascoltarvi di più nel caso non lo aveste ancora scoperto e, una volta riconosciuta quella scintilla, a darle spazio lasciando che diventi parte della vostra impronta lungo il cammino.

Non posso fare altro che consigliarvi con tutto il cuore di accettare questo invito.


P.S. Ci sono momenti talmente belli da sentire il bisogno di annotarli per non lasciarli scivolare via.


sabato 4 settembre 2021

In fondo alla palude - Joe R. Lansdale

Dicesi “effetto-Lansdale” quella voglia incontrollabile che ti spinge a continuare a leggere fino a notte fonda pur sapendo che la mattina dopo te ne pentirai unita alla ferma convinzione che in fondo non è vero, non te ne pentirai affatto, perché ne sarà valsa la pena. Tale voglia scatta solitamente all’improvviso. Non sai quando arriverà ma sai che lo farà.  Si volta una certa pagina, chiamiamola "pagina x", e in un attimo ci si rende conto che non sarà più possibile smettere di leggere.

Texas. Anni Trenta. Un paese prostrato dalla Grande Depressione. La schiavitù è stata abolita da tempo ma il KKK continua a dettare legge e le ingiustizie e i soprusi restano all’ordine del giorno. Nella piccola cittadina di Marvel Creek nessuno ha ancora mai sentito parlare di serial killer. Il giovane Harry girovagando per il bosco in una sera d’estate si imbatte nel cadavere martoriato di una donna nera a cui seguiranno altri omicidi di donne con le stesse, rituali, modalità. Il ragazzo, stentando a credere che un essere umano possa essere capace di una simile atrocità, riconduce l’orribile gesto all’Uomo Capra, un essere diabolico che si diceva si nascondesse nei boschi. 


Nel frattempo un uomo innocente viene giustiziato, vittima di chi era soltanto alla ricerca di un capro espiatorio. Solo Harry e la sua famiglia credono nella sua innocenza, così dopo la sua esecuzione continuano a indagare sperimentando la difficoltà di fare scelte morali e di resistere alle facili conclusioni e alle convinzioni della maggioranza. La caccia al killer continua tra depistaggi e buchi nell’acqua. Tanti sospetti, pochissimi indizi. La storia però non insegue la scoperta del colpevole.  L’identità dell’assassino balza presto alla mente dei lettori più intuitivi perché il thriller è solo un mezzo, non il fine. Trovare il colpevole non può risolvere le cose. Il Male ha tante incarnazioni, resta sempre in agguato, a piede libero, pronto a colpire ancora, radicato nei pregiudizi, nel fanatismo e nell’intolleranza. Presto Harry, grazie anche alle conversazioni origliate per sapere cosa si dicono i grandi quando i bambini non li ascoltano, scoprirà che i mostri non sono creature sovrannaturali che si nascondono nell’oscurità ma agiscono indisturbati, alla luce del sole, e non sempre hanno un aspetto cattivo. Nel giro di un’estate si ritroverà catapultato nel mondo degli adulti, varcando quella sottile linea scura che lo separa dalla conoscenza della natura subdola e spaventosamente banale del Male.


Particolarmente consigliato a chi ha apprezzato i temi de’ Il buio oltre la siepe e i toni nostalgici e il sapore d’estate di Stand by me.


lunedì 30 agosto 2021

Lo stato dell'unione - Nick Hornby

Tom e Louise sono una coppia in crisi. Il loro matrimonio fa acqua da tutte le parti ma invece di mandare tutto all’aria decidono di provare a rimettere insieme i cocci della loro relazione. Li incontriamo ogni settimana seduti al tavolo del solito pub davanti a un boccale di birra e un calice di vino prima della seduta dalla consulente matrimoniale. Insieme spiano dalle vetrate del locale le coppie che escono dallo studio della terapista prima che tocchi a loro, confrontano l’umore di lui e quello di lei osservando il linguaggio del corpo, notano se si avviano per la stessa strada o proseguono separati. Se assistono a qualche scenata provano un certo sollievo al pensiero (consapevolmente infondato) di essere una coppia forse messa un po’ meglio. Quando invece il litigio va a finire bene e li beccano a baciarsi appassionatamente, il paragone non fa che peggiorare il loro stato d’animo. Quello che dopo ogni incontro diranno alla consulente resta fuori dalla scena. Li vediamo confrontarsi a tu per tu, parlare apertamente dei loro problemi e chiedersi dove sia andata a finire la passione di un tempo. Approfittando della “zona franca della crisi”, trovano il coraggio di confessarsi delle verità scomode mai espresse prima.

I dialoghi serrati, praticamente pronti per una sceneggiatura, ricordano quelli dei personaggi di Woody Allen in cui la rabbia e il risentimento sono sempre smorzati da una certa ironia. Per quanto personale sia la loro situazione, com’è tipico di Hornby, il discorso si estende a un’intera generazione di cui i protagonisti rappresentano le fragilità e a un contesto, quello dell’Inghilterra alle prese con il divorzio politico della Brexit, che non sembra incoraggiare una riappacificazione.



P.S. Se volete leggere un libro rassicurante che abbia come protagonista un adulto appagato e determinato, con le idee chiare e i piedi per terra, in pace con se stesso, realizzato nel lavoro dei suoi sogni, impegnato in una relazione serena ed equilibrata, e che dopo anni di rapporti tormentati e irrequietezza giovanile ha finalmente capito chi è e cosa esattamente vuole dalla vita senza darsela letteralmente a gambe di fronte alle responsabilità, state alla larga da Nick Hornby.




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