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venerdì 28 maggio 2021

La banda dell'altro mondo - Neal Barrett Jr.


Questo romanzo appartiene a una collana di narrativa americana curata da Joe Lansdale nata con l'intento di far rivivere vecchi classici mai apparsi in Italia o spariti da decenni dagli scaffali. 

Il protagonista è Doug, un uomo che un bel giorno si rende conto che la sua vita non fa più per lui. Deluso dopo l’ennesimo matrimonio fallito e stanco di essere sommerso da scartoffie e responsabilità a causa di un lavoro portato avanti per inerzia, decide di mollare tutto e dare una sterzata alla sua vita. Così monta su un’auto rubata e comincia un lungo viaggio attraverso l’America, quella delle strade senza fine, dei fast food e dei motel che si reggono in piedi per miracolo, in fuga da una quotidianità a cui non vuole rassegnarsi e da una routine asfissiante che non lascia spazio alle novità.

Chi ha già familiarità con i viaggi americani on the road sa già che c’è sempre un confine da attraversare, geografico e simbolico, ma in questo romanzo che ribalta qualunque aspettativa ci si fosse fatti all’inizio questa storia del confine diventa letteralmente una faccenda di vita o di morte.
Dopo un primo vagabondaggio alla ricerca sfrenata di esperienze strampalate e incontri estemporanei che non hanno significato se non nel loro accumularsi, Doug si dirige verso quella che una volta era casa sua. Per ritrovarsi sente il bisogno di ripercorrere i luoghi familiari della sua giovinezza dove sono ambientati i suoi ricordi più cari.

Così il viaggio nello spazio diventa anche un viaggio nel tempo alla ricerca di risposte che Doug sente appartenere al passato, alla terra dove affondano le sue radici, alla persona che era prima che la sua vita prendesse una piega sbagliata fino ad arrivare a non somigliargli più.



martedì 16 marzo 2021

Nonostante tutto - Jordi Lafebre

 

In una cittadina ignota piena di gabbiani, un uomo e una donna con i segni del tempo sulla pelle si ritrovano una sera a passeggiare su un ponte sotto la pioggia. A giudicare da come si guardano, con gli occhi pieni di luce e di emozione, c’è qualcosa di speciale tra loro.


Questa storia è come la pellicola di un film che si riavvolge, tutto comincia dalla fine: un incontro, un ricongiungimento fin da subito anticipato al lettore ma che invece i protagonisti hanno atteso per 37 lunghi anni. La narrazione procede a ritroso, pagina dopo pagina i loro volti ringiovaniscono, si scoprono le esperienze che hanno vissuto singolarmente prima di ritrovarsi e le loro indoli così diverse ma non abbastanza da farli perdere di vista. Zeno è un libraio giramondo che vola più che camminare. È un uomo sfuggente che non sa mettere radici né intende farlo. Appena può si imbarca e quando torna dai suoi viaggi in mare non è mai per restare. 

Ana, al contrario, è legata alla terra ferma, conduce una vita molto più ordinaria e organizzata, con una routine scandita da una rigida tabella di marcia. Entrambi però sono a loro modo appassionati alla vita, accomunati da uno spirito gioioso, un’energia vitale che trova sempre il suo modo di esprimersi.

Più che di una storia d’amore si tratta di una storia romantica a tutti gli effetti, su un desiderio che impiega una vita per realizzarsi e un sentimento messo spesso a dura prova ma che, nonostante tutto, il tempo non riesce a sbiadire. La narrazione non rincorre il concretizzarsi del loro rapporto, il vissero felici e contenti viene annunciato al lettore già a pagina 1, ma mostra il lento e travagliato percorso che negli anni li unisce dando vita a un legame quasi invisibile ma sempre palpabile basato su una comprensione reciproca e un rispetto tali da essere disposti spesso a lasciarsi andare pur di non permettere all’altro di sacrificare o ridimensionare i propri sogni e i propri progetti. 

La narrazione non rincorre il concretizzarsi del loro rapporto, il vissero felici e contenti viene annunciato al lettore già a pagina 1, ma mostra il lento e travagliato percorso che negli anni li unisce dando vita a un legame quasi invisibile ma sempre palpabile basato su una comprensione reciproca e un rispetto tali da essere disposti spesso a lasciarsi andare pur di non permettere all’altro di sacrificare o ridimensionare i propri sogni e i propri progetti. 










giovedì 21 gennaio 2021

Infinite Jest - David Foster Wallace

foto tattica che nasconde il minaccioso ma non immotivato spessore delle sue milleduecentottanta pagine (scritto a lettere rende meglio l'idea)

 


In certi romanzi-fiume la corrente è troppo forte per riuscire a soffermarsi su questo o quello. Nel caso di Infinite Jest prima di cominciare conviene fare un bel respiro e tenersi pronti a restare in apnea fino alla fine. Di solito i tentativi di leggerlo sono più di uno perché a volte non si prende fiato abbastanza. La tentazione di allontanarsene ogni tanto si fa sentire ma non è così semplice una volta che ci sei dentro. Finisci per pensarci anche quando non lo stai leggendo, ti risucchia quasi contro la tua volontà. È un vero tsunami di roba e quando a Wallace chiesero che cosa ci facesse tutta quella roba nel suo libro lui rispose: “è semplicemente il tessuto del mondo in cui vivo”.
Si racconta di un’America assuefatta dalla Dipendenza in tutte le sue forme, dalla Droga dell’Intrattenimento sfrenato e compulsivo che fa piombare gli uomini in uno stato d’ipnosi collettiva, come se fossero tutti in un limbo, sotto incantesimo, martellati senza sosta da slogan pubblicitari, bombardati e inebriati da stimoli che monopolizzano la loro attenzione. Le infinite opzioni che hanno a disposizione invece di aumentare la loro possibilità di scelta finiscono per renderli inermi e paralizzati, come se delle funi li strattonassero con forza verso tante, troppe, direzioni. Il loro libero arbitrio e la responsabilità che ne deriva cedono il posto a rassicuranti azioni automatiche “scelte per loro” riducendoli a una condizione di assonnata passività.

giovedì 17 dicembre 2020

Proprio come te - Nick Hornby

 


Basta una pagina In questo caso la protagonista, per accorgerti che stai leggendo un libro di Hornby. I suoi personaggi se non sono nei guai, se li vanno a cercare perché essere felici e basta è fuori dalla loro portata. Ce la mettono tutta a non farsi capire. Potrebbero dire alla persona di cui sono innamorati che la amano ma, no, meglio regalarle una playlist di canzoni che solo loro interpretano come canzoni d’amore, convinti che funzionerà. Quando si decidono a dichiarare i loro sentimenti, fanno discorsi cervellotici senza né capo né coda. Mentre li provavano davanti allo specchio magari avevano senso o almeno andavano da A a Z ma poi, davanti al diretto interessato, saltano il punto A, sfiorano male il punto B, insistono fino all’esaurimento sul punto meno importante, poi mescolano i successivi e sono talmente maldestri che a Z nemmeno ci arrivano. Lucy, ha un matrimonio fallito alle spalle e un’amica a dir poco elettrizzata dal suo divorzio, così può divertirsi a elencarle ogni giorno i vantaggi dell’essere single. Per Lucy, invece, la sua solitudine autoimposta è tutt’altro che invidiabile. Dopo vari appuntamenti al buio senza successo, si accorge di essere attratta da un uomo che più diverso da lei non potrebbe essere. Cerca di farglielo capire scrivendogli messaggi con una punteggiatura impeccabile, segno inequivocabile di interesse, a suo dire. Iniziano una storia che però, come una pianta d’appartamento, può sopravvivere solo dentro casa. Varcata quella soglia, si imbattono costantemente nelle opinioni non richieste di chi pretende di sapere cosa sia meglio per loro. Lucy, come l’Inghilterra della Brexit, è indecisa tra il restare o mollare tutto e si domanda quanto conti essere affini o diversi in una coppia perché possa funzionare.
Hornby dà voce a quelle scomode fragilità che ci accomunano e su cui le commedie romantiche preferiscono glissare. Si arriva alla fine senza sapere bene cosa augurare ai personaggi e anche quando poi prendono una decisione finale non lo fanno con l’aria di chi è certo di aver fatto la scelta giusta ma con la speranza che le risposte che cercano prima o poi arrivino provando, nel frattempo, a non passarsela troppo male.


venerdì 4 dicembre 2020

Il bosco degli urogalli - Mario Rigoni Stern

 

“Cos’è per lei la preghiera?”, chiesero una volta a Rigoni Stern. “Stare in un bosco da solo”, rispose senza pensarci due volte.

 

In questa raccolta di racconti si respira aria pulita di montagna, profumo di resina e polenta. Accadono cose fuori dalla visuale del lettore che però può, con la sua immaginazione, riuscire a percepirle. L'immaginazione non è abbandonata a se stessa: è una scrittura sensoriale che incoraggia a leggere con i sensi vigili e disponibili, a tenersi pronti con gli occhi ben aperti, le orecchie tese e le narici dilatate a cogliere le sensazioni di quello che, da qualche parte, sta avvenendo. Come i bambini svegli nei loro letti che ascoltano i rumori della casa seguendo con la fantasia i movimenti di chi è già in piedi. Sono racconti capaci di far sentire il freddo gelido dei boschi innevati e il calore confortevole delle case dai camini fumanti con le finestre appannate dai vapori delle cucine. 

I protagonisti sono uomini che vanno per i boschi, reduci eternamente marchiati da una guerra che non risparmia nessuno, torturati dal pensiero dei nemici che hanno ucciso e dal rimpianto per gli amici che non hanno salvato. Per anni hanno sognato solo di sentire ancora una volta l’odore familiare della propria casa e, quando finalmente ritornano, si guardano attorno osservando i luoghi di sempre come se li stessero vedendo per la prima volta. Quando sono in compagnia perlopiù fanno delle cose insieme ma senza parlarsi, seguendo ognuno il filo dei propri pensieri. Molti di loro aspettano l’alba impazienti di andare a caccia. A volte tornano a mani vuote ma ristorati nel cuore perché la giornata in solitudine nei boschi è stata un’occasione per sentirsi parte di qualcosa di più grande. 

Il cacciatore e gli animali selvatici condividono una disposizione simile, si mettono in ascolto reciproco. Entrambi si muovono guardinghi, attenti a cogliere ogni minima traccia o segnale della presenza dell’altro. Un singolo rumore, un ramo che scricchiola o un passo, anche se attutito dalla neve, può essere fatale. E poi ci sono uomini che restano in casa e, tra una boccata di pipa e un'altra, fissano il bosco fuori dalla finestra in attesa di un ritorno. 




venerdì 20 novembre 2020

Gli equinozi - Cyril Pedrosa


Durante gli equinozi naturali il giorno è lungo quanto la notte, come se il mondo trovasse un equilibrio perfetto tra luce e tenebre. Gli equinozi dell'esistenza sono quei momenti-soglia, di transizione, in cui ci si trova sospesi nel perfetto equilibrio creato da qualcosa che finisce e qualcosa che inizia. Un equilibrio dinamico, quindi, che non ha niente a che fare con la staticità ma che, al contrario, ha origine proprio dal movimento, dal progressivo e armonico passaggio da una fase a un'altra, come per i cicli naturali.
Si tratta di una storia corale divisa in quattro atti, ciascuno dei quali, come in La La Land, è dedicato a una stagione.
Una delle protagoniste è una giovane donna che vaga tra le strade della sua città fotografando i volti degli sconosciuti in cui casualmente si imbatte o a cui si avvicina di proposito attratta dallo smarrimento dei loro occhi. 
Attraverso i suoi scatti rubati, osservando i dettagli dei volti, prova a percepire qualche stralcio della loro vita, cercando nel frattempo di dare un senso alla propria. Non pretende di svelare con la sua immaginazione i misteri imperscrutabili che si nascondono nei mondi interiori degli individui che fotografa ma immortalare i loro sguardi e immaginarne la storia trasformandoli in parole, racconti o sensazioni è il suo personale esercizio di empatia, una sorta di affinamento e potenziamento dello sguardo con cui osserva il mondo e si relaziona al prossimo.
Quelle storie se le immagina in bianco e nero come se dopo ogni scatto si sentisse trascinata in un luogo troppo profondo per riuscire a percepire la luce. Per il resto, a ciascuna delle quattro stagioni è resa giustizia attraverso i colori e le sfumature che più la rappresentano.
 




martedì 20 ottobre 2020

L'Olmo e altri racconti - Jiro Taniguchi, Ryuichiro Utsumi


Piccoli frammenti di vita fatti di incontri, perdite e ritrovamenti, di affetto negato o regalato che, senza essere espresso, traspare. 

Sono storie genuine sul difficile rapporto dell'uomo con il proprio passato e con quei legami che il trascorrere del tempo inevitabilmente muta, allenta o cementa. Brevi racconti che, simili ad epifanie di un attimo, aprono spiragli da cui sbirciare il volto meno colorato e appariscente della società giapponese. Il suo lato più oscuro e drammatico risiede in quelle silenziose esistenze individuali sommerse da norme sociali che spezzano le ali alla spontaneità e che soffocano la sfera emotiva del singolo sacrificando, così, le sue esigenze in nome del benessere della collettività.


Ed ecco che un vecchio albero che d'autunno perde le sue foglie intasando le grondaie dei vicini e rischiando di dover essere abbattuto per il quieto vivere, ci ricorda la relazione con ciò che è più grande di noi e che torna instancabilmente, dopo ogni inverno, a fiorire con la stessa ciclicità con cui si risvegliano quei sentimenti che credevamo svaniti e che invece erano solo sepolti.


 

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